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Energia
2020: il nodo è l’efficienza energetica
21 Giugno 2011
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Lo conferma il dibattito in sede comunitaria delle ultime settimane, con una bozza di una nuova direttiva allo studio di Bruxelles.
Dei problemi e delle opportunità in questo campo si è discusso alla quinta giornata sull'efficienza energetica nelle industrie, organizzata a Milano dalla Fondazione Megalia.
A livello europeo, c'è la consapevolezza che senza un impegno più deciso si rischia di fallire il terzo pilastro della politica ambientale: ridurre del 20% i consumi primari di energia nel 2020.
È l'unico obiettivo non vincolante, a differenza delle rinnovabili e delle emissioni inquinanti.
La bozza prevede diversi interventi, tra cui l'obbligo per gli operatori elettrici e del gas di far risparmiare ogni anno una quota di energia (1,5%) ai propri clienti finali, audit energetici per le piccole e medie imprese, il rinnovamento annuale di almeno il 3% degli edifici pubblici, rispettando gli standard minimi di efficienza, iniziative per promuovere la cogenerazione, il teleriscaldamento e le reti intelligenti (smart grid).
Il testo con le proposte è atteso per la fine di giugno; si deciderà nel 2013 se rendere obbligatorio il traguardo dell'efficienza per il 2020, ma sembra che ci sarà un rinvio al 2014, quando la Commissione Barroso avrà lasciato il suo incarico, scaricando così la patata bollente ai suoi successori.
A riassumere la situazione italiana è intervenuto Roberto Malaman, direttore generale dell'Autorità per l'energia (Aeeg), illustrando i risultati di un decennio di certificati bianchi. Questi ultimi, lo ricordiamo, sono dei titoli di efficienza energetica assegnati dall'Aeeg a diversi soggetti, come società di servizi energetici e distributori di elettricità e gas, per certificare le misure adottate - dalla semplice sostituzione di vecchie lampadine a interventi molto più complessi come il rinnovamento degli impianti - e i relativi risparmi ottenuti.
I titoli sono scambiabili sul mercato; i distributori con oltre 100mila clienti finali, che devono conseguire dei risparmi annuali obbligatori di energia primaria, possono quindi acquistare i certificati anziché investire direttamente nell'efficienza. Secondo Malaman, dal 2001 questo sistema ha permesso di risparmiare oltre nove milioni di Tep (tonnellate equivalenti di petrolio), di cui il 71% nel settore elettrico e il 24% in quello del gas, con il restante 5% nei combustibili liquidi e solidi.
Gli interventi certificati provengono per la maggior parte dalle società di servizi energetici con quasi l'84% del totale (la loro quota era pari al 65% nel 2005), davanti ai distributori con il 14,8% dei progetti. Tra i principali vantaggi promossi dai certificati bianchi, ha spiegato Malaman, c'è la crescita dei progetti in ambito industriale attraverso la cogenerazione, la maggiore offerta di servizi energetici da società specializzate, senza dimenticare la logica del sistema che premia gli interventi meno costosi a parità di benefici.
A questo proposito, il direttore dell'Aeeg ha ricordato che ogni euro prelevato dalle bollette per finanziare i titoli di efficienza innesca benefici e conseguenti risparmi da sei a dieci volte superiori. Inoltre, gli incentivi per produrre energia con le rinnovabili costano da cinque a 25 volte in più di quelli per l'efficienza: tra nove e 44 centesimi di euro/kWh contro 1,7 per risparmiare - anziché produrre con qualche tecnologia alternativa - quello stesso kWh.
Ma restano dei problemi: occorre definire gli obiettivi di risparmio post 2012, incrementare gli interventi nel settore industriale, bloccare eventuali mosse speculative sul mercato (nella compravendita dei titoli) e bilanciare il rapporto tra domanda e offerta di certificati.
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