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Agroindustry, Food & Health

Confronti

Agroindustry, la parola alle imprese

Agroindustry, la parola alle imprese
Export e innovazione rappresentano il futuro del comparto per Granarolo, Parmalat, Mutti e Cremonini. Ma le istituzioni sono chiamate a dare il contributo e a fare da "rompighiaccio". E le ambasciate devono fungere da "centri di affari".

Vincenzo Zaglio

29 Giugno 2010

Agroalimentare e competitività europea

Data di pubblicazione: 28 giugno 2010

Formato: pdf

N. Pagine: 21

Lingua: italiana

Fonte: Food Trend Foundation

222_15.pdf

Analisi di Denis Pantini di Food Trend Foundation sulla competitività delle aziende dell'agroalimentare in Europa

Tag agricoltura, competitività, Dop/Igp, imprese, innovazione

Un fatturato complessivo da 119 miliardi di euro, oltre 400.000 addetti, più di 70.000 imprese. Il mercato dell'agroindustry è anche quello che ha reagito meglio alla crisi, dicono i protagonisti del settore nell'ambito di un convegno sulle imprese agroalimentari organizzato da Commissione Europea e Parlamento Europeo.

Eppure, “L'industria alimentare va sì bene in termini di numeri, ma non in termini di immagine” commenta Luigi Scordamaglia, amministratore delegato Inalca Jbs-Gruppo Cremonini. “Di agroalimentare si parla molto, ma spesso in termini arcaici, bucolici. Mentre bisogna sottolineare il valore industriale del settore che per crescere deve esportare di più e deve innovare.”

Spesso, i due termini - export e innovazione - vanno di pari passo, tanto è vero che le imprese più innovative sono quelle con una forte propensione all'export. Il problema però è la dimensione media delle nostre aziende agroalimentari, che certamente non aiuta: secondo i dati di Food Trend Foundation, l'impresa media italiana ha un fatturato di 1,6 milioni di euro, contro i 5,7 in Germania o i 2,4 in Francia.

Perché siamo poco presenti in Russia?” continua Scordamaglia. “Perché bisogna avere le risorse per capire come funziona la distribuzione in Russa o per districarsi fra le questioni doganali”.

E sul tema dell'export rincara la dose Francesco Mutti, amministratore delegato della società Mutti: “recentemente abbiamo fatto una ricerca in India su abitanti a reddito elevato per capire cosa conoscessero dell'Italia. Al di là di Sonia Gandhi, il nulla. C'è un gap incredibile fra quello che noi intendiamo e quello che viene percepito. Non solo, in India sta esplodendo il consumo di pizza e visto che fra le più diffuse catene troviamo Us Pizza, c'è ormai l'assioma che la pizza sia un prodotto americano”. Difficile in queste condizioni, parlare di prodotti Igp o Dop.

Non a caso Enrico Bondi, amministratore delegato di Parmalat, afferma che “bisogna esportare la Governance, il modo di fare business. Questo è fondamentale, perché ci si trova in mercati dove la Governance non c'è e va costruita”.

Il compito delle istituzioni
E qui la politica e le istituzioni possono fare molto. “In passato le ambasciata dei Paesi nostri concorrenti erano centri di affari. L'Italia ha cominciato recentemente a farlo, ma deve continuare in questa strada. Se si vogliono promuovere i nostri prodotti, la politica deve fare da rompighiaccio”.

Per Mutti, la politica deve avere un compito “alto”. “Non deve scendere in compiti operativi perché si rischia solo di fare danni. Ma c'è un problema di sfasamento temporale: le aziende ragionano sul lungo periodo, mentre la politica ha orizzonti temporali decisamente più brevi”.

Ma alla politica, il settore agroindustry chiede provvedimenti che possano favorire la soluzioni di problemi contingenti. Tre su tutti:

  • Un prezzo dell'energia elettrica per uso industriale più alto della media europea
  • Un costo chilometrico dell'autotrasporto più elevato rispetto ai partner europei
  • Una leva fiscale omogenea con l'Europa, visto che l'Iva sui prodotti alimentari è ingente

In questo senso, Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, responsabile per industria e imprenditoria, ha comunicato che in autunno riunirà il cosiddetto Forum sull'efficacia della catena alimentare che “sarà la sede privilegiata per discutere apertamente dell'attuazione concreta dei piani di sviluppo”.

In questo Forum saranno rappresentate grandi realtà (Ferrero e Barilla), ma anche medie aziende (ad esempio Rigoni). Al tavolo saranno presenti anche società di distribuzione per “risolvere i problemi di differenti attori in tutta la filiera”. Fra i temi in discussione: le relazioni contrattuali, la piattaforma agrologistica, la competitività industriale, l'innovazione e il supporto alle Pmi, l'accesso alle materie prime.

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