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Comunicazione

Al Web 2.0 anche il compito di creare una sfera pubblica europea

Al Web 2.0 anche il compito di creare una sfera pubblica europea
I social network sono i luoghi virtuali dove le istituzioni europee possono incontrare i cittadini. In questo modo l'Europa può far conoscere la sua storia, soprattutto ai giovani nati e cresciuti con lei, e creare maggiore consapevolezza di essere parte attiva di una comunità come quella europea.

28 Aprile 2010

Il 27 aprile, l'onorevole Morten Løøkkegaard ha presentato alla Commissione per la cultura e l'istruzione (Cult) di cui è vicepresidente, la sua relazione sul rapporto dell'Unione europea e i nuovi strumenti di comunicazione, ossia i social network.

Gli strumenti di comunicazione 2.0 sono portatori di un'evoluzione che ha un impatto enorme non solo sull'economia ma anche sull'aspetto sociale.
I giovani comunicano in tanti modi, non solo con il cellulare ma ormai la loro comunicazione è multi tasking.
In questo mix di strumenti, un ruolo fondamentale è svolto dai social network: inizialmente intesi come strumenti di informazione, ora sono diventati sempre più luoghi virtuali di incontro, piattaforme attraverso cui la gente comunica le proprie idee, discute e ne propone delle altre. In poche parole la gente vuole condividere.
Non è un caso che le aziende abbiano deciso di parlare e di far parlare di sé su queste piattaforme.

Il rapporto mostrato dal deputato Løøkkegaard ha come obiettivo quello di descrivere l'enorme potenziale che c'è dietro l'uso di questi strumenti da parte dell'Unione europea e gli obiettivi che possono essere raggiunti.
 Il primo è di far conoscere ai più giovani, ossia la generazione nata e cresciuta con l'Unione europea, la sua storia e, al contempo, creare finalmente una sfera pubblica europea nel quale i cittadino è protagonista.
Per raggiungere queste persone occorre incontrarle nei luoghi in cui loro comunicano ossia sui social network, in cui la conversazione prende vita in un dialogo che non si ferma mai. Il deputato fa riferimento alle piattaforme più diffuse come Facebook e Twitter.
Infatti, l'analisi dei trend di sviluppo più recenti dei social media dimostra come l'internauta attivo non si identifica più come blogger bensì come soggetto partecipante dei social network.
Secondo i dati, ricavati da Google AdPlanner, nel 2009, Facebook domina tra i social network con 19 milione di visitatori unici e quasi 9 miliardi di pagine visitate.
Al secondo posto, MySpace con 2.9 miliardi di internauti e 160 milioni di pagine visitate. A seguire Netlog, Flicker e Badoo con un totale di 8.1 miliardi di iscritti. Twitter è sesto con 1 milione di visitatori e 28 mila pagine visitate.
I social network stanno creando forti comunità online dove giovani e meno giovani scambiano idee e danno vita a nuovi spazi collettivi.

La relazione rileva che il Parlamento è stato un "precursore" in questo senso, lanciando una serie di piattaforme online per incitare i cittadini al voto in occasione delle elezioni europee. Ma Løkkegaard incoraggia anche a esplorare nuove forme di collaborazione con i privati perché "ci sono esperienze e competenze validissime sui social media".
Il discorso del vicepresidente ha trovato opinioni positive tra i vari gruppi politici. In particolare, il francese Jean-Marie Cavada, ha spiegato come queste soluzioni possono essere delle opportunità per l'Unione di "spiegare le cose chiaramente" per una “comunicazione più orizzontale".
Questi canali però non sono sufficienti. Infatti, il rapporto raccomanda ai governi di proporre ai canali televisivi delle linee guida su come seguire l'attualità europea: si tratta "ovviamente di un esperimento", ha precisato l'autore.
Queste proposte derivano da una realtà spiacevole ossia il declino del numero dei corrispondenti presso le sedi dell'Unione europea: secondo Lorenzo Consoli, presidente dell'Associazione della stampa internazionale (Api) a Bruxelles, nel 2005 c'erano 1.300 giornalisti accreditati presso le istituzioni europee, oggi sono solo 800.

Questi suggerimenti hanno trovato anche posizioni meno favorevoli come quella della tedesca Petra Kammerevert, che teme che l'imposizione di linee guida dei governi alle Tv possa "scivolare su un terreno pericoloso".
Tuttavia, l'europarlamentare italiana Silvia Costa ha rilevato che un riferimento all'Unione Europea nei contratti pubblici potrebbe fare una differenza sostanziale.

Un'altra proposta di Løkkegaard prevede la creazione di un team di giornalisti indipendenti da qualsiasi testata e quindi liberi dal controllo editoriale che produca news giornaliere sull'Europa da pubblicare sulle varie piattaforme e sui vari canali.
Continua a essere critica la reazione della Kammerevert la quale afferma che non serve a nessuno comprarsi gli editori e i giornali e che vede una tendenza a cancellare la divisione fra istituzione e indipendenza dei media. In realtà, il vicepresidente afferma che la sua volontà è quella di suggerire idee costruttive senza rivolgere attacchi al mondo del giornalismo e della comunicazione in generale.

La commissione per la Cultura voterà sul rapporto Løkkegaard il 2 giugno.

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