Direttive
Alcune cose che l’Europa ci ha chiesto di fare
25 Novembre 2011
Tag ambiente, biodiversità, commercio, competitività, concorrenza, consumatori, contratti, ecosistemi, imprese, industria, sicurezza
Riguardano l’applicazione di norme europee da tradurre in leggi dello Stato.
In alcuni casi c’è già il rimando alla Corte di giustizia europea, in altri c’è ancora tempo prima che si verifichi questa condizione.
Eccole in rassegna.
Fiscalità
La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia europea per l'esenzione Iva concessa sulle navi. A norma della direttiva Iva l'esenzione può essere concessa, a talune condizioni, al rifornimento e al vettovagliamento delle navi utilizzate in alto mare. L'esenzione può essere concessa anche per la cessione, la trasformazione, la riparazione, la manutenzione, il noleggio e la locazione di tali navi. Quella prevista dalla legislazione italiana non è in linea con quanto consentito dalla direttiva: se uno Stato membro estende l'applicazione delle esenzioni, come fa l'Italia, crea una disparità tra gli Stati e di conseguenza determina distorsioni della concorrenza nel mercato interno. La questione è pertanto rinviata alla Corte di giustizia.
Dogane
La Commissione europea ha chiesto all'Italia di introdurre procedure di ricorso per le domande di sgravio o rimborso dei dazi doganali. In alcuni casi l'Italia non consente una revisione giudiziaria delle decisioni negative: secondo il massimo livello di giurisprudenza italiana queste decisioni non possono essere contestate perché ritenute di natura politica.
Conformemente all'articolo 239 del Codice doganale dell'Unione europea, le imprese che si trovano in condizioni particolari possono chiedere uno sgravio o un rimborso dei dazi versati, presentando richiesta all'ufficio doganale nazionale.
Ma se le imprese intendono fare ricorso contro una decisione negativa dell'autorità doganale italiana, lo Stato non riconosce loro la tutela giudiziaria per qualunque decisione relativa a questa materia.
L'articolo 234 del Codice doganale Ue e i principi generali del diritto unionale prevedono il diritto di ricorso contro qualunque decisione presa da un'autorità doganale nazionale. La Commissione ritiene che non vi possano essere eccezioni a questa norma: essendo un pilastro fondamentale dell'ordinamento giuridico dell'Ue, si configura una violazione del diritto unionale da parte dell'Italia.
La Commissione ha inoltrato la richiesta sotto forma di parere motivato, avviando la seconda fase del procedimento d'infrazione. Se le autorità italiane non dovessero porre rimedio alla situazione entro due mesi la Commissione europea potrebbe decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Ue.
Attrezzature a pressione trasportabili
La Commissione europea ha invitato l’Italia ad adottare una normativa nazionale in materia di attrezzature a pressione trasportabili, conformemente agli obblighi previsti dal diritto Ue. La direttiva inerente doveva essere recepita entro il 30 giugno 2011.
La richiesta della Commissione è formulata sotto forma di parere motivato e se l'Italia non informerà entro due mesi la Commissione in merito alle misure adottate per assicurare il pieno rispetto della direttiva, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell'Ue.
Professori universitari
La Commissione europea ha chiesto all'Italia di riconoscere le qualifiche equivalenti ottenute in un altro Stato membro da stranieri che si candidano per posti di professore ordinario in Italia. Secondo le norme vigenti in Italia, nelle selezioni per posti di professore ordinario per i candidati che non rivestono la qualifica di professore associato è prevista una prova didattica.
La prova è obbligatoria per chi ha conseguito in altro Stato membro qualifiche equivalenti a quella di professore associato, mentre non è prevista per chi è in possesso del titolo analogo conseguito in Italia.
La Commissione ritiene che il fatto di riservare un trattamento diverso ai candidati che hanno acquisito qualifiche di professore associato in altri Stati membri equivalenti a quelle acquisite in Italia sia una discriminazione indiretta basata sulla cittadinanza e ciò è contrario alle norme Ue sulla libera circolazione dei lavoratori.
Anche qui la richiesta della Commissione è stata inviata come parere motivato nell'ambito del procedimento d'infrazione dell'Ue. L'Italia ha a disposizione i soliti due mesi per informare l’Ue circa le misure attuate per adeguare la legislazione, altrimenti la Commissione potrà decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia di Lussemburgo.
Trasporto aereo
La Commissione ha invitato l’Italia, insieme ad Austria, Germania e Lussemburgo ad adottare provvedimenti legislativi per attuare la normativa Ue e garantire che i diritti aeroportuali siano trasparenti e non discriminatori. I quattro Paesi non hanno comunicato alla Commissione l'adozione dei provvedimenti necessari per conformarsi alla direttiva vigente, benché fossero tenuti a farlo entro il 15 marzo scorso. Un'attuazione non adeguata della direttiva potrebbe comportare per i passeggeri costi più elevati del dovuto per gli spostamenti in aereo, sia nell'Unione europea sia per i voli a lungo raggio in partenza dall’Ue.
La richiesta della Commissione è formulata attraverso parere motivato: due mesi di tempo per comunicare le misure adottate per recepire le disposizioni, in caso contrario la Commissione potrà adire la Corte di giustizia.
Diritto del lavoro
La Commissione europea ha chiesto a Italia, Grecia Lussemburgo e Paesi Bassi di recepire la nuova direttiva sul comitato aziendale europeo . La richiesta è in forma di parere motivato nell'ambito di un procedimento per infrazione: se i quattro paesi non provvederanno entro due mesi a trasporre la direttiva, la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di giustizia europea.
Gli Stati membri dovevano adottare entro il 5 giugno e comunicare alla Commissione le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva.
In Grecia, in Lussemburgo e nei Paesi Bassi la procedura di adozione delle disposizioni nazionali è in corso.
Dall'Italia la Commissione non ha invece ricevuto nessuna informazione. La direttiva 2009/38/CE , che rifonde e sostituisce una precedente, definisce il nuovo quadro giuridico della costituzione e del funzionamento dei comitati aziendali europei: attraverso questi organi, che rappresentano i dipendenti europei di una società, i lavoratori sono informati e consultati dalla direzione, a livello transnazionale, sulla situazione dell'impresa e su ogni decisione importante che li riguardi.
Sicurezza marittima
La Commissione europea ha chiesto all'Italia di adottare la legislazione nazionale che attua le nuove disposizioni e norme di sicurezza europee per le navi passeggeri. La richiesta è formulata attraverso parere motivato, con possibilità di adire dopo due mesi la Corte di giustizia Ue.
L'Italia non ha comunicato alla Commissione le misure adottate ai fini dell'attuazione della nuova direttiva sulle disposizioni e le norme di sicurezza per le navi da passeggeri benché una richiesta in tal senso le fosse stata indirizzata il 29 giugno 2011.
L'obiettivo della direttiva è garantire che i requisiti di sicurezza per le navi adibite ai viaggi nazionali tengano conto delle disposizioni in materia di sicurezza previste per le navi adibite ai viaggi internazionali.
Libera circolazione dei capitali
La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea in quanto ritiene che alcune disposizioni della normativa italiana che conferisce poteri speciali allo Stato italiano nelle società privatizzate operanti in settori strategici come le telecomunicazioni e l'energia impongano restrizioni ingiustificate alla libera circolazione dei capitali e al diritto di stabilimento (articoli 63 e 49 del Trattato di fondazione dell’Unione europea). Uno o più di questi poteri speciali sono stati introdotti negli statuti di Enel, Eni, Telecom Italia e Finmeccanica.
La legislazione italiana stabilisce che allo Stato possano essere conferiti poteri speciali per salvaguardarne gli interessi fondamentali.
Lo Stato italiano ha il potere di opporsi sia all'acquisto di azioni che alla conclusione di patti da parte degli azionisti che detengono una quota del diritto di voto (pari al 5% o inferiore, se così stabilito). Lo Stato può anche opporsi a talune decisioni prese dalle imprese, ad esempio riguardo a fusioni o scorporazioni.
La Commissione ritiene che tali poteri rendano gli investimenti diretti e di portafoglio meno vantaggiosi e che quindi scoraggino i potenziali investitori stabiliti in altri Stati membri dall'acquistare azioni di queste società.
Sulla base di contatti con le autorità italiane che inducono a pensare che entro breve l'Italia riuscirà a conformarsi alla legislazione Ue, la Commissione europea ha deciso di rimandare di un mese l'esecuzione della decisione di rinvio dinnanzi alla Corte.
Caccia
La Commissione europea chiede all'Italia di conformarsi a tre sentenze della Corte relative ad una serie di inadempienze nel fornire un'adeguata protezione agli uccelli selvatici, protetti in Europa da una direttiva. In tre occasioni (nel 2008 e due volte nel 2010), la Corte di giustizia dell'Ue ha ritenuto che la legislazione italiana non rispettasse pienamente gli standard in materia.
Due sentenze riguardano la caccia.
Il 15 maggio 2008 la Corte si pronunciò contro l'Italia in quanto la regione Liguria aveva adottato e applicato una normativa regionale che autorizzava la caccia agli storni e ai fringuelli. Analogamente, l'11 novembre 2010 la Corte si pronunciò contro l'Italia in quanto la regione Veneto aveva adottato una normativa regionale che autorizzava la caccia a passera, passera mattugia, marangone, fringuello, peppola, storno e tortora dal collare orientale, contrariamente a quanto prevede la direttiva sugli uccelli.
La regione Liguria ha poi modificato la propria legislazione e non ha più rilasciato deroghe per la caccia, ma nel settembre 2011 è stata adottata un'ulteriore normativa regionale relativa alla stagione venatoria 2011-2012 che viola ancora una volta gli obblighi nell'ambito della direttiva.
Anche la regione Veneto ha modificato la propria normativa in conseguenza della sentenza, recependo correttamente la direttiva, ma ha continuato a rilasciare deroghe per la caccia in violazione dell'articolo 9 della direttiva.
La Commissione sta inviando due lettere di costituzione in mora. Data l'urgenza della situazione (la stagione venatoria in Veneto e in Liguria finisce, rispettivamente, il 31 dicembre 2011 e il 31 gennaio 2012), tali lettere stabiliscono un termine di un mese per la risposta delle autorità italiane.
In un altro caso relativo al recepimento e all'applicazione della direttiva uccelli a livello nazionale e in diverse altre regioni (tra cui la Lombardia, la Puglia, il Lazio e la Toscana), la Corte ha riscontrato una serie di lacune di carattere generale nel recepimento della suddetta direttiva. L'Italia ha poi corretto la propria legislazione, ma dalle informazioni a disposizione della Commissione si evince che diverse violazioni non sono ancora state corrette. È stata inviata pertanto una lettera di costituzione in mora. L'Italia dispone di due mesi per reagire.
Europarlamento24




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