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Etichettatura

Alimenti: più informazioni nutrizionali, ma niente “semafori”

Alimenti: più informazioni nutrizionali, ma niente “semafori”
Il Parlamento europeo approva una proposta di regolamento che introduce nuove regole di chiarezza sulle etichette. Esclusa l'adozione dei colori per il consumo consapevole. Plaude l'industria, le associazioni dei consumatori no.

Maria Palladino

16 Giugno 2010

Il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura una proposta di regolamento che introduce nuove regole per l'etichettatura dei prodotti alimentari e per le informazioni nutrizionali che dovranno essere più dettagliate.

Approvando la relazione della deputata Sommer il Parlamento ha dato via libera all'obbligo di etichettatura nutrizionale sui prodotti alimentari, escludendo le bevande alcoliche ad eccezione di quelle miste, i cosiddetti "alcopops", specificamente rivolti a un pubblico giovanile, che nei punti di vendita dovranno essere chiaramente separati dalle bevande rinfrescanti.

Con questo provvedimento l'assemblea ha proposto di estendere l'obbligo di indicare sempre il paese d'origine nelle etichette degli alimenti, anche nel caso in cui carne, pollame e pesce siano utilizzati come ingrediente in prodotti alimentari trasformati.

Per salvaguardare i prodotti tradizionali il Parlamento ha deciso di escludere da tali obblighi le imprese artigianali. I deputati europei hanno inoltre deciso di non modificare la legislazione esistente che affida all'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) il compito di stabilire la veridicità dei cosiddetti "profili nutrizionali”, sottolineando i rischi di informazioni fuorvianti in rapporto al consumo di prodotti come ad esempio i fiocchi di cereali, forzosamente messi in relazione diretta con il dimagrimento nella comunicazione pubblicitaria.

Nessun accordo, invece, sulla proposta di introdurre un nuovo sistema Ue di etichettatura “a semaforo” (Multiple traffic ligths) dei prodotti alimentari trasformati, con simboli colorati di verde, ambra e rosso in base al contenuto di calorie, grassi, zuccheri. Questo metodo era fortemente sostenuto dalle associazioni dei consumatori europee, dalle organizzazioni dei medici e dietologi e, nell'Europarlamento, dai Verdi e dalla Sinistra che lo ritengono uno strumento importante per favorire un consumo consapevole.

Contrarie le industrie alimentari che, secondo il Corporate Europe Observatory (l'Osservatorio che analizza e denuncia l'influenza degli interessi industriali sulla legislazione e sulle politiche dell'Ue) avrebbero portato avanti un'imponente campagna di lobby per evidenziare che con una semplificazione eccessiva delle informazioni nutrizionali si corre il rischio di generare diffidenza e allarmi ingiustificati verso alimenti che richiedono un consumo equilibrato ma non rappresentano una minaccia per la salute.

Emblematico il caso del Parmigiano portato come esempio dal presidente della Commissione Agricoltura Paolo De Castro: «sventato il rischio dei semafori che avrebbero apposto il bollino rosso per esempio al Parmigiano per il suo contenuto di grassi superiore al 35%». Quasi tutti i deputati italiani hanno votato contro questo sistema che avrebbe, secondo loro, penalizzato diversi prodotti nostrani.

Ora la proposta dovrà essere approvata dal Consiglio ma le spaccature politiche generate dalle nuove regole rischiano di allungare i tempi dell'accordo tra i due organi legislativi.

Per questo il vicepresidente della Commissione europea e responsabile dell'Industria Antonio Tajani ha auspicato «una mediazione per tutelare i giusti interessi della salute e delle industrie alimentari con un testo maggiorente condiviso».

Una volta che il regolamento sarà adottato, l'industria alimentare avrà 3 anni per adattarsi alle nuove regole. Le imprese di minori dimensioni, con meno di 100 lavoratori e un fatturato annuo sotto i 5 milioni di euro, potranno invece beneficiare di un periodo di 5 anni.

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