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Energia

All'Europa non piacciono i decreti sulle rinnovabili

All'Europa non piacciono i decreti sulle rinnovabili
Una lettera inviata dalla direzione generale del commissario all'energia Guenther Oettinger critica l'introduzione del registro e la riduzione delle tariffe incentivanti

energia24.com

05 Giugno 2012

Non piacciono nemmeno all’Europa gli schemi di decreto sugli incentivi al fotovoltaico e alle altre rinnovabili elettriche, che domani dovrebbero essere discussi nella Conferenza Stato Regioni per approdare poi alla definitiva stesura.

Dopo le accuse mosse da parte di tutte le associazioni delle rinnovabili, ora si è difatti mossa ufficialmente la Commissione europea mediante una lettera inviata dalla direzione generale del commissario all'Energia Guenther Oettinger al capo dipartimento per l'Energia del ministero per lo Sviluppo economico, Leonardo Senni, secondo quanto risulta all'Agi.

La nota riprende, criticandoli, gli stessi elementi contestati dalle lobby delle energie green, oltre che dal nostro Senato e dalle Regioni. Secondo quanto ampiamente riportato dai media Web, l’Ue critica soprattutto l’eccessiva burocrazia, che rende difficilissimo, se non impossibile, trovare finanziatori per i progetti. Il riferimento è all’introduzione del registro cui dovrebbero obbligatoriamente iscriversi gli impianti anche di piccola taglia per poter giovare degli incentivi.

La Commissione punta anche il dito contro la troppo drastica riduzione delle tariffe, che dovrebbero invece essere differenziate tenendo conto della maturità delle diverse tecnologie, e contro i tempi di transizione da un regime incentivante all’altro - giudicati troppo veloci - non consentendo di accompagnare l'adattamento del mercato ai nuovi sistemi di incentivi e proteggere gli investimenti esistenti, considerando anche che le procedure d'attuazione delle procedure dei nuovi meccanismi d'asta non sono ancora state definite.

Infine, l’Europa chiede al governo Italiano di attivarsi subito sul fronte delle rinnovabili termiche e dell’efficienza energetica, approntando i decreti che ancora latitano su questo fronte e facendo chiarezza sul sistema di sostegno ai progetti di efficienza energetica e la definizione degli obiettivi per il 2020 del sistema di Certificati bianchi.

Immediata è stata la reazione di Stefano Saglia, capogruppo Pdl in Commissione Attività Produttive alla Camera dei Deputati (e sottosegretario con delega all’energia del ministero dello Sviluppo economico del passato Governo), che del resto aveva manifestato dall’inizio le proprie perplessità sul Quinto conto energia:  «È necessario e urgente, alla luce del monito dell’Ue, rivedere il Quinto conto energia con le modifiche proposte nel corso delle riunioni tecniche della Conferenza Stato Regioni. Sin da subito ho evidenziato che il decreto introduce un elevato livello di burocrazia che rischia di far saltare la grid parity. ll Quinto conto – prosegue Saglia – avrebbe tutt’al più dovuto introdurre correzioni al Quarto conto, non stravolgimenti. Bisogna introdurre le modifiche proposte in Conferenza Stato Regioni: tariffe premianti per chi utilizza componentistica Made In e innalzare la taglia per gli impianti per l’ingresso ai registri con una distinzione tra l’opera pubblica e l’opera privata».

Anche Valerio Natalizia, presidente di Anie-Gifi, insiste sul registro, che considera «un sistema che ha dimostrato più volte la sua inefficienza e non serve a controllare la spesa ma solo a creare complicazioni burocratiche agli operatori e quindi aumentare i costi gestionali…Ma se il Governo intende mantenerlo, almeno prevediamo un innalzamento a 200 kW della soglia di accesso». Anie-Gifi torna inoltre a sollecitare le Istituzioni affinché il Quinto Conto energia sia modificato in modo da prevedere anche il ripristino dei 7 miliardi di euro di budget disponibili per incentivare l’industria fotovoltaica.
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