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Agroindustry, Food & Health

Politica agricola comune

Ambiente e clima i nuovi obiettivi della Pac

Ambiente e clima i nuovi obiettivi della Pac
Nuova comunicazione della Commissione: meno sostegno al reddito e più programmazione in ottica 2020. Per il Presidente Napolitano la politica italiana deve prestare maggior attenzione all'agricoltura

Maria Palladino

18 Novembre 2010

Ovviare alle carenze più urgenti della Politica Agricola Comune attraverso cambiamenti graduali, rendere la Pac più ecologica, equa, efficiente ed efficace, abbandonare le misure di mero sostegno al reddito o di mercato per concentrarsi su nuovi obiettivi come ambiente e cambiamento climatico.

Queste le tre opzioni per il futuro della Pac delineate nella Comunicazione "La politica agricola comune verso il 2020 - Rispondere alle sfide future dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio" che il Commissario Ue per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Dacian Cioloş ha presentato oggi a Bruxelles.

«È necessario rendere la Pac più verde, più equa, più efficiente e più efficace - ha sottolineato Cioloş - La Pac non riguarda solo gli agricoltori, ma tutti i cittadini dell'Ue in quanto consumatori e contribuenti. È dunque importante concepire una politica che sia più comprensibile per il grande pubblico e chiarisca i vantaggi collettivi offerti dagli agricoltori all'intera società. L'agricoltura europea deve essere competitiva non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto il profilo ambientale».

La Comunicazione della Commissione arriva dopo un lungo dibattito avviato dal Commissario Cioloş ad aprile scorso. Un confronto culminato a luglio con la Conferenza promossa dalla Commissione per discutere sulle proposte emerse dal dibattito pubblico avviato nei mesi precedenti.

Da quella elaborazione sono emersi tre grandi obiettivi per la Politica Agricola Comune dopo il 2013 che sono diventati parte integrante della Comunicazione presentata oggi: una produzione alimentare economicamente redditizia, una gestione sostenibile delle risorse naturali con nuove azioni a favore del clima, il mantenimento dell'equilibrio territoriale e della diversità delle zone rurali.

Al termine del dibattito sulla strategia definita in questi mesi, la Commissione, intorno alla metà del 2011, presenterà proposte legislative formali. Non è ancora chiaro, però, quale sarà il budget destinato all'agricoltura nella nuova programmazione economica europea.

L'incertezza sulle risorse è quindi uno dei tratti distintivi di questa fase e riguarda sia il periodo successivo al 2013, sia, nell'immediato, le risorse allocate nel bilancio 2011, su cui si stanno scontrando Parlamento e Consiglio.

Una situazione difficile che rischia di rendere inconsistente ogni ipotesi di riforma, tanto che il Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro ha affermato che: «la certezza del quadro finanziario rappresenta per il Parlamento la condizione sine qua non per definire le nuove regole di politica agricola comune. Senza un quadro chiaro e definito delle risorse non approveremo alcuna disposizione legislativa».

Il settore agricolo, per il quale attualmente l'Europa investe circa il 40% del suo budget, in Italia, secondo il Wwf, negli ultimi dieci anni ha subito un forte calo. Le aziende agricole italiane, secondo i dati resi noti da Fai e Wwf, a Bologna, durante il convegno "Sos agricoltura", sono calate del 27% e l'incidenza dell'agricoltura sul Pil è passata, tra il 2000 e il 2009, dal 2,5% al 1,6%.
Anche i lavoratori impegnati nel settore sono diminuiti: escludendo gli occupati stagionali, sono passati da 1.371.000 a 1.322.000, nel 2009.

Una situazione definita allarmante anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, intervenendo con un video messaggio, ha sottolineato che «l'agricoltura italiana è in crisi. Ma invece di prestare un'attenzione preoccupata, viene quasi del tutto ignorata dal dibattito politico».

Secondo Napolitano «l'accento va posto sul nesso tra l'azione necessaria per superare i fattori di crisi e contrastare i rischi di decadimento dell'attività produttiva agricola, in particolare i fenomeni di abbandono di vaste aree collinari e montane cui conseguono eventi drammatici di dissesto idrogeologico, e un rinnovato impegno a puntare sulle potenzialità offerte dal nostro patrimonio storico, di civiltà e di bellezza, e per lo sviluppo diffuso di un turismo di qualità altamente competitivo».

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