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Concorrenza
Apertura del digitale terrestre, si attende Almunia
15 Giugno 2010
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Tag Commissione Europea, competitività, concorrenza, internet, telecomunicazioni
Il dubbio verrà sciolto e poi con l'esito di una gara che attualmente è oggetto di tensioni e polemiche, a catena arriveranno altre risposte. Ma per adesso le bocce sono ferme.
L'Agcom deve preparare il regolamento, mentre il Ministero dello Sviluppo Economico (in questo momento retto a interim dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi) dovrà indire il “beauty contest” con in “palio” i cinque multiplex del “dividendo” digitale.
Per il momento si rimane in attesa che il Commissario europeo alla Concorrenza, Joaquin Almunia, si pronunci sulla richiesta di Sky di poter concorrere, eccependo dagli impegni presi al momento della fusione tra Stream e TelePiù, che fissavano al 2012 la data in cui la pay satellitare avrebbe potuto competere a pieno titolo sulle altre piattaforme di distribuzione.
In base a questi impegni Sky può proporre in Italia un proprio canale nel digitale terrestre (e infatti lo fa già con Cielo) ma non può espletare attività da service provider, detenendo la proprietà di un mux e offrendo servizi a pagamento. Ebbene nelle ultime settimane sulla data in cui Almunia si sarebbe pronunciato e sui contenuti della decisione c'è stato uno stillicidio di previsioni. Tutte alla fine rivelatesi inesatte, con il termine ultimo ogni volta spostato in avanti da verifiche ulteriori decise dalla Commissione.
Il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, ad esempio, aveva ipotizzato la fine di aprile, ma poi c'era stata la mobilitazione del governo italiano e di quasi tutti i player del mercato terrestre del nostro Paese, volta a ottenere una risposta negativa su Sky, a far decidere alla Commissione di approfondire la questione e allungare i tempi dell'esame.
Sui contenuti della decisione al momento l'ipotesi ritenuta come più probabile è quella di un sì fortemente condizionato.
Almunia potrebbe concedere a Sky la possibilità di partecipare al beauty contest, ma solo a patto di non svolgere sul digitale terrestre attività di tv a pagamento. Tra i precedenti che vengono considerati utili per dirimere i nodi della vicenda Sky, una querelle interessante è quella generatasi nel mercato inglese, sempre con la società televisiva di Rupert Murdoch protagonista.
Ne richiama i termini l'interrogazione del parlamentare europeo Bill Newton Dunn alla Commissione alla fine di aprile. Newton Dunn, citando anche il mercato italiano, sollecita la Commissione a vegliare sul rispetto del principio della concorrenza nel Regno Unito e stigmatizza che la pur severa e autorevole authority inglese, Ofcom, abbia concesso a BSkyB, già monopolista sul mercato satellitare, di competere anche sul digitale terrestre con il pacchetto di canali denominato Picnic.
Ebbene, la risposta della Commissione, alla fine di maggio, sottolinea come l'attenzione al rispetto dei principi della concorrenza sia una costante della propria attività. E segnala come l'Ofcom abbia comunque sottoposto questa possibilità della società di Murdoch ad un vincolo stringente e decisivo, tra le altre cose contestato da BSkyB, e cioè all'obbligo alla vendita “wholesale” (a prezzo di costo) ai competitor dei diritti dei due canali sportivi principali.
Infine, se BSkyB decidesse di rafforzare la propria offerta sul digitale terrestre Picnic offrendo canali di cinema, sarebbe costretta a venderne i diritti ad altri operatori della piattaforma digitale.
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