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Anticontraffazione

Basta Acta: non sarà legge europea

Basta Acta: non sarà legge europea
Il Parlamento europeo ha respinto la ratifica dell'accordo anticontraffazione sottoscritto dall'Ue, che ora dovrà trovare vie alternative per proteggere la proprietà intellettuale.

09 Luglio 2012

Con 478 voti contrari (39 a favore e 165 astenuti) il Trattato anti contraffazione Acta (negoziato tra Ue, Stati Uniti, Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Svizzera, con lo scopo di rafforzare l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale) è stato respinto dal Parlamento europeo e non potrà essere legge per la Ue. Si tratta della prima volta che il Parlamento europeo ha esercitato le proprie nuove competenze in materia di trattati commerciali internazionali.

L'esito della votazione nella plenaria di luglio di Strasburgo poteva ritenersi scontato, dato che nei mesi scorsi il Parlamento è stato oggetto di pressione diretta da parte di migliaia di cittadini che chiedevano la bocciatura del testo, e di una petizione firmata da 2,8 milioni di cittadini.
I lavori preparatori al voto da parte delel cinque commissioni parlamentari coinvolte si erano conclusi con lo stesso verdetto: la raccomandazione a respingere l'accordo.

Prima della votazione i sostenitori di Acta hanno chiesto di rinviare il voto in attesa del giudizio della Corte di giustizia europea sulla compatibilità del trattato col diritto comunitario. Ma il Parlamento ha respinto la richiesta e una minoranza si è alla fine astenuta sul voto sul consenso al trattato.

I commenti italiani
Luigi Berlinguer e Francesco De Angelis, che è stato relatore ombra di Acta in commissione Industria ricerca ed energia (Itre), hanno messo l'accento sul fatto che l'Europa si conferma baluardo dei diritti fondamentali anche per quanto riguarda la libera condivisione dei contenuti nello spazio digitale.
Per i due europarlamentari adesso si apre una riflessione su un nuovo copyright, capace di coniugare il diritto all'accesso con la definizione di nuovi modelli economici in grado di remunerare efficacemente gli artisti e le industrie creative.

Roberto Gualtieri ha sottolineato come «il Parlamento è a favore della lotta alla contraffazione e della tutela del diritto d'autore, ma ha considerato Acta un pessimo accordo, inefficace nel merito, pericoloso sul piano dei diritti e contraddittorio sul piano istituzionale, poiché implica una rinazionalizzazione delle politiche sul copyright».

Per Andrea Zanoni «il ruolo da sceriffi che Acta vuole affidare agli Internet service provider e agli intermediari di servizi Internet è inaccettabile. Alcuni articoli di questo accordo creano una cultura del sospetto che non favorisce mercato e concorrenza perché impedisce di usare il patrimonio culturale preesistente, quali le opere orfane, e tratta come reati anche la condivisione senza scopo di lucro delle opere tutelate da copyright criminalizzando strumenti, tecniche e piattaforme di condivisione come i blog, i network peer to peer, il free software e altre tecnologie che contribuiscono a disseminare cultura e conoscenza».
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