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Horizon 2020

Berlinguer: la ricerca deve diventare europea e velocemente

Per farlo di strada ne ha ancora tanta davanti, urge accelerare. C'è un programma concreto, che parte ora ed entro la fine dell'anno deve dare i primi risultati. I 70 miliardi di euro possono anche essere di più, ma vanno investiti con spirito corale.

Dario Colombo

12 Luglio 2013

Il 7° Programma Quadro per la ricerca, fondo europeo di 50 miliardi di euro sta giungendo a fine corsa, coprendo il periodo dal 2007 al 2013.
Ora ci si sta preparando all'ottavo, che, come spiegato Luigi Berlinguer a Milano, nel corso di un momento di incontro organizzato dall'Ufficio di rappresentanza del Parlamento europeo in Italia, si chiamerà Horizon 2020.

Il dato positivo, ha sottolineato, è che «il finanziamento passa a 70 miliardi». Nota: la Commissione europea ne aveva chiesti 80, il Parlamento europeo 100. Si è chiuso a 70 miliardi di euro, da spendersi fra il 2014 e il 2020. Risultato accettabile, ma «lo scontro è stato aspro».

70 miliardi per Horizon 2020, una mezza vittoria
Come ha evidenziato Berlinguer, «il bilancio complessivo pluriennale Ue per la prima volta è stato ridotto. È un fatto di inaudita gravità».
Quindi il fatto che alla ricerca siano stati assegnati più fondi è un elemento positivo.
E va anche detto che «gli spazi di flessibilità introdotti nel bilancio pluriennale dell'Ue potranno far aumentare la cifra, anche con il ricorso all'uso di fondi strutturali».
Prima questi «erano usati come un sussidio», ha spiegato Berlinguer, «ora possono essere indirizzati allo sviluppo, la promozione, il miglioramento delle attrezzature».
Ma questo, ha ammonito, «è lasciato alla capacita dei singoli paesi a progettare iniziative». La componente attiva dei localismi, quindi, è forte.
In questo quadro di finanziamento dello sviluppo ce n'è anche per la Bei: «deve fare il suo dovere: tirare fuori quattrini per sviluppare economia. Gli interventi finora fatti sono stati paralleli e slegati, serve fare economie di scala».

Perché serve una Maastricht della ricerca
Horizon 2020, per Berlinguer, tutto sommato è impostato bene: «guarda alla ricerca eccellente, sociale ed intellettuale. E noi dobbiamo avere idea della ricerca nella sua interezza». Dove sta, allora, il punto di debolezza? «Che parliamo del 5% del finanziamento alla ricerca, il restante 95 lo danno gli stati. La ricerca per dirsi europea ancora tutto troppo dipendente singolo. Siamo slegati: abbiamo 28 Cnr. Dobbiamo far convergere una parte dei fondi degli stati per far circolare i ricercatori europei».

Concretamente, Berlinguer e la Commissione Industria Ricerca ed Energia del Parlamento europeo, presieduta da Amalia Sartori, hanno un programma (la cui finalità è stata recentemente esplicitata in una posizione pubblica sul Sole 24 Ore - QUI): «per concretizzare lo spazio di ricerca europea puntiamo a una Direttiva, i cui contenuti sono già stati validati dalla Commissione Itre, e lo comunicheremo alla Commissaria Geoghegan-Quinn», che a breve si appresta a fare il punto dopo un anno del varo della strategia Era - European Research Area.
«Poi terreno un seminario pubblico, prima del prossimo Consiglio europeo, in modo da farle avere una posizione condivisa, europea».
Il fine è fare entrare il tema della concreta creazione dello spazio di ricerca europea proprio nel prossimo consiglio.
Ma, ammonisce Berlinguer, «non è così scontato che avvenga».

Un decreto del fare anche in Europa
In senso più ampio, ha osservato con una certa amarezza Berlinguer, «abbiamo creato aree europee per la giustizia, la ricerca, ma sono etichette. Procediamo per aree, network, ma sono strutture che andavano bene all'inizio, ora non bastano più: vanno strutturate. Va fatta la collaborazione transfrontaliera vera. Il caso Ispra, bella eccellenza italiana va moltiplicato. Non dico di far un'unica università, ma di mettersi più insieme. L'Europa deve dare soldi a si mette insieme».

Dobbiamo parlare tutti la stessa lingua
E per mettersi insieme è necessario parlare tutti la stessa lingua (l'inglese): «abbiamo bisogno di un nuovo latino. Dobbiamo tutti assumere la conoscenza di due lingue. Tutti, altrimenti non si va avanti».
La questione linguistica, per Berlinguer, è la piu importante, «ma non se ne parla mai».

O l'Europa crea il lavoro o non sarà più Europa
E ancora più in generale, «l'Europa così com è non ci piace più - ha detto Berlinguer, in modo inequivocabile - ci siamo rotti. Non voglio lasciare ai nemici dell'Europa la leva in mano. Il primo nostro problema è il lavoro. Va risolto».

L'Europa di oggi, per Berlinguer, è alla meta del guado: «abbiamo una enorme ricchezza, ma va sincronizzata. Il procedimento riformista, gradualista dei piccoli passi va completato. Qualcosa in Europa è cambiato e sta cambiando:, l'avvio della Unione bancaria è grande cosa. È la lentezza che ci fa male. La critica vera é sulla tempestività».