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Ambiente

C'č l'acquacoltura nel futuro dell'Europa

La Commissione europea lancia un invito a cooperare per promuovere un'acquacoltura sostenibile nell'Ue. Primi ostacoli da superare: burocrazia delle licenze e accesso allo spazio.

02 Maggio 2013

Per promuovere lo sviluppo dell'acquacoltura nell'Ue la Commissione europea ha pubblicato orientamenti strategici per superare le difficoltà del settore e per ridurre il sovrasfruttamento delle risorse marine.

Gli orientamenti presentati non creano nuovi obblighi giuridici, ma presentano una serie di iniziative volontarie che gli Stati membri, la Commissione e le parti interessate possono prendere per promuovere un'industria che sia sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale e che offra ai consumatori prodotti ittici sani e di qualità.

La riforma della politica comune della pesca, attualmente in fase di discussione, vede il settore dell'acquacoltura come parte attiva nel ridurre il divario tra il crescente consumo di prodotti ittici e il depauperamento degli stock.
Può rappresentare un'alternativa praticabile al sovrasfruttamento e generare crescita e occupazione nelle zone costiere e interne.

Oggi ottenere una licenza per un nuovo impianto può richiedere fino a tre anni e questo ovviamente scoraggia gli investitori”, rileva Maria Damanaki, Commissaria per la Pesca e gli affari marittimi, per la quale vanno ridotti gli oneri amministrativi e rafforzata la competitività del settore.

I quattro problemi del settore
La Commissione europea, di concerto con le parti interessate, ha individuato quattro problemi principali che il settore dell'acquacoltura si trova ad affrontare:
- la necessità di ridurre gli oneri amministrativi e le incertezze per gli operatori;
- l'esigenza di agevolare l'accesso allo spazio e all'acqua;
- la necessità di incrementare la competitività del settore
- l'esigenza di creare condizioni di concorrenza più eque sfruttando il vantaggio competitivo dei prodotti ittici “made in Eu”.

Le misure: si parte dalle licenze
Gli orientamenti affrontano questi problemi e, per contribuire a liberare il potenziale del settore acquicolo Ue, delineano una serie di misure, ad esempio in materia di semplificazione amministrativa, pianificazione dello spazio, organizzazione del mercato, diversificazione, etichettatura e informazione:

• la Commissione coordinerà un'analisi volta a individuare le migliori pratiche per ridurre i tempi di rilascio delle licenze necessarie all'avviamento di nuovi impianti di acquacoltura;
• la Commissione promuove un approccio integrato alla pianificazione dello spazio che contribuirà a garantire agli operatori un accesso adeguato allo spazio e all'acqua, riducendo nel contempo al minimo l'impatto sull'ambiente e sulle altre attività economiche;
• l'acquacoltura europea offre prodotti di qualità conformi alle norme più rigorose in materia di salute dei consumatori, protezione ambientale e benessere degli animali. Se questo incide sui costi dei produttori, può però tradursi in un vantaggio competitivo e migliorare la percezione dei consumatori grazie a un'informazione adeguata sulla qualità dei prodotti, ad esempio tramite l'etichettatura.

Gli orientamenti strategici sono collegati alla proposta di riforma della politica comune della pesca, che mira a promuovere l'acquacoltura applicando un “metodo di coordinamento aperto”.
Sulla base di questi orientamenti e con riserva dell'esito dei negoziati sulla riforma, gli Stati membri elaboreranno piani strategici nazionali pluriennali tenendo conto della situazione di partenza, dei problemi e del potenziale di ciascun paese.