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Politica energetica

CO2, calano le emissioni in Europa, dubbi sul mercato

Molto dipenderà dal prossimo voto di Strasburgo che deciderà sul backloading delle quote. Il commento di Guido Busato di Ecoway

www.energia24.com - M.A.

08 Aprile 2013

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha anticipato che le emissioni di anidride carbonica continentali sarebbero calate dell'1,4% nel 2012, secondo quanto riportato da Bloomberg. Una buona notizia in prima battuta per l'ambiente, un po' meno buona per la salute del mercato della CO2.

Perché con le emissioni in calo, la quantità di permessi in circolazione sui mercati dell'Emission traging scheme resta elevata rispetto alla domanda e il prezzo del carbonio depresso, non riuscendo a stimolare quegli investimenti in efficienza che erano il motivo principe della creazione del sistema nato per sostenere il protocollo di Kyoto.

Oltre al calo delle produzioni industriali “pesanti”, testimoniate dalla riduzione del 7,4% delle emissioni prodotte dai cementifici, Bloomberg New Energy Finance indica come causa il cambiamento del mix europeo di generazione elettrica, sempre più spostato sulle rinnovabili, che ha controbilanciato da un lato il declino della generazione nucleare, dall'altro l'incremento dell'utilizzo del carbone.

Il mercato del carbonio continuerà giocoforza a vivere in una fase di eccesso di disponibilità di permessi, non si sa ancora quanto lunga: anche nel 2013 le emissioni totali potrebbero mantenersi sotto il “cap” previsto dall'Ets per 190 milioni di tonnellate.
Il prezzo delle quote, schiacciato in basso fino alla soglia di 3,45 euro raggiuta poche settimane fa, è intanto tornato sopra i quattro grazie alla speranza di un esito positivo per la proposta di backloading che farà slittare la messa all'asta di una tranche di permessi, ricucendone la sovrabbondanza attuale.

Il Parlamento europeo dovrà votare definitivamente in proposito il prossimo 16 aprile.
E proprio all'esito di questo voto sembra legato, almeno nell'immediato, il destino dell'Ets. «A dieci giorni dal voto del Parlamento europeo sulla proposta di backloading è salito a quota 16 il numero di Paesi che si schierano a favore della riforma - ha commentato per Energia24 Guido Busato, presidente di EcoWay (società di consulenza specializzata nel carbon trading) -. Al momento i voti favorevoli sono 214, contro i 43 dei Paesi che si oppongono (Polonia, Grecia e Cipro), principalmente a causa di un costo percentuale maggiore di partecipazione all'Ets rispetto ai Paesi membri più industrializzati. Rimane ancora inespressa l'intenzione di voto di Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, Portogallo, Lussemburgo ed Estonia, mentre il vero ago della bilancia rimane la Germania, non ancora schierata poiché stretta tra le richieste interne di alcuni settori industriali trainanti e le elezioni federali previste per settembre. È ormai chiaro che il backloading costituisce principalmente un test di affidabilità politica; è infatti difficile immaginare una serie di riforme strutturali a lungo termine, qualora le autorità non riuscissero a trovare un accordo su una misura temporanea e limitata come quella al momento sul tavolo».

Secondo Busato, il backloading rappresenta una manovra transitoria finalizzata a ridare fiato al prezzo della CO2, anche se a tutti gli effetti comporta una distorsione della normale struttura dei prezzi. Tuttavia, in caso di mancata approvazione, ci si aspetta una sostanziale ripercussione sui mercati. «Guardando oltre il backloading, crediamo che per ridare stabilità al sistema siano necessarie una serie di riforme strutturali di medio-lungo periodo e la definizione di una road map post 2020 che fissi misure precise - ha concluso Busato - . Riteniamo infine necessaria una maggiore integrazione tra gli obiettivi sul clima, che tengano conto delle rinnovabili e dell'efficienza , e tra politiche energetiche condivise tra gli Stati membri».