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Ambiente

CO2: mercato europeo ancora in pericolo

La Commissione Envi del Parlamento europeo ha votato per ritirare 900 milioni di quote eccedenti.

www.energia24.com

22 Febbraio 2013

Il mercato europeo della CO2 rimane appeso a un filo. Ancora salvo, ma con un rischio elevato di cadere nel baratro.
La Commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo, infatti, con 38 voti a favore e 25 contrari ha approvato un emendamento per ritirare dalle aste 900 milioni di quote eccedenti.
L'obiettivo è rialzare i prezzi dei diritti di emissione nel sistema Eu-Ets, riducendo la quantità di titoli disponibile sulla piazza continentale.
L'intero edificio costruito per combattere l'inquinamento e salvare il clima si sta reggendo su fondamenta traballanti.

Che cosa è successo? Il mercato della CO2 è partito nel 2005 per promuovere gli investimenti nelle tecnologie pulite. Bruxelles voleva colpire i settori industriali più inquinanti, con tetti massimi alla CO2 generata nei vari Stati membri; per le inustrie coinvolte, sforare è possibile, a patto di acquistare i permessi di emissione dalle imprese più virtuose.
Il sistema è di tipo “cap and trade”, perché, appunto si pone un tetto oltre il quale le quote sono scambiabili a prezzi variabili.

La terza fase del meccanismo, scattata il primo gennaio 2013, prevedeva di assegnare una fetta crescente di permessi iniziali tramite aste, anziché regalarli come avveniva nelle fasi iniziali del programma.

Il problema è l'attuale sovrabbondanza di quote invendute, determinata in buona parte dalla recessione economica che ha rallentato la produzione industriale (e, di conseguenza, ha limitato le emissioni nocive).

Così il prezzo medio dei titoli si aggira sui 4-5 euro per tonnellata di CO2, dopo essere crollato a 2,8 euro a gennaio perché la commissione Industria dell'Europarlamento aveva rifiutato lo snellimento delle aste.

La battaglia continuerà: ci sarà un altro voto della Commissione Ambiente per avviare un dialogo con il Parlamento europeo e gli Stati membri sull'emendamento appena approvato.

Lo scoglio maggiore sarà il voto in sessione plenaria, in calendario il prossimo aprile.
Come riporta il sito EurActiv, ritirare le quote potrebbe non bastare.
Il prezzo dei titoli potrebbe salire a 15 euro/tonnellata, ancora troppo basso per centrare gli obiettivi di riduzione della CO2 al 2020.

 Così sta riaffiorando l'idea di una carbon tax europea, se lo schema Eu-Ets dovesse fallire