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Concorrenza sleale: altolà Cina

Concorrenza sleale: altolà Cina
Chiesta la creazione di un organismo di controllo che faccia luce sugli investimenti cinesi in Europa e sugli acquisti di debito sovrano. E per gli appalti la Commissione deve varare uno strumento entro l'anno.

23 Maggio 2012

Claudio Morganti

Nome: Claudio

Cognome: Morganti

Gruppo Parlamentare: EFD

E-mail: claudio.morganti@europarl.europa.eu

Attività

Tag commercio, commercio internazionale, competitività, concorrenza, consumatori, contraffazione

Con una risoluzione approvata per alzata di mano dall'Aula di Strasburgo il Parlamento europeo invita l'Unione europea ad agire unita contro la concorrenza sleale della Cina e per ripristinare l'equilibrio negli scambi commerciali.
Il primo passo dovrebbe essere di ottenere un quadro chiaro della penetrazione cinese nelle economie europee, con la creazione di un organismo preposto al controllo degli investimenti nelle imprese europee e degli acquisti di debito sovrano europeo.

Nel testo adottato i deputati hanno evidenziato l'enorme surplus commerciale della Cina (168 miliardi di euro nel 2010), ma anche i problemi incontrati dalle imprese europee che vogliono esportare in Cina oppure investirvi, in modo particolare nel settore bancario, assicurativo e delle telecomunicazioni.

Come controllare?
Un organismo di controllo dell'Unione europea, simile al Review Board degli Stati Uniti, sarebbe in grado di fornire una valutazione ex-ante degli investimenti strategici stranieri.
I deputati invitano inoltre la Banca centrale europea a collaborare con gli Stati membri per individuare i detentori di debito sovrano nella zona euro.

Il Parlamento ha evidenziato i vantaggi di cui gode la Cina, membro dell'Omc, grazie alla concorrenza sleale, raggirando le stesse regole dell'Omc per fornire alle sue imprese sovvenzioni statali sleali e crediti all'esportazione.

Inoltre la Cina blocca gli appalti pubblici delle imprese europee, nonostante l'Ue garantisca l'accesso al proprio mercato degli appalti pubblici delle imprese cinesi.

I deputati invitano pertanto la Commissione a elaborare, se possibile entro l'anno, uno strumento europeo volto a garantire reciprocità per quanto riguarda l'apertura dei mercati degli appalti pubblici.

Positiva la valutazione di Claudio Morganti: «Finalmente l'Europa si è resa conto di essere vicina a un punto di non ritorno».
Quella votata, per l'europarlamentare pratese «è un'ottima relazione perché individua le principali problematiche legate ai rapporti commerciali tra l'Ue e la Cina, come la contraffazione, il mancato rispetto di regole ambientali e sociali, la difficoltà di accesso alle nostre imprese e la svalutazione competitiva selvaggia della moneta cinese. Inoltre mira a fare in modo che l'Unione si doti di un meccanismo coordinato di controllo che garantisca una valutazione ex ante degli investimenti strategici stranieri, come già avviene negli Usa».
Per Morganti è anche interessante sapere «quanto debito pubblico europeo è in mano cinese. Questa potrebbe essere una chiave di lettura per comprendere la debolezza dell'Ue e cercare almeno di non incorrere più, in futuro, in questi tragici errori».
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