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Antitrust
Contenuti televisivi, l'Europa non è l'America
15 Luglio 2010
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Le concentrazioni aumentano, specie sul fronte dei media, incrociando aziende nate per svolgere funzioni da service provider con altre più forti sulla produzione di contenuti e il tema più complesso pare quello del sempre più probabile “disallineamento” delle decisioni antitrust.
Un caso esemplare potrebbe essere quello che ora riguarda la fusione fra Nbc Universal e Comcast.
Secondo la Commissione Europea, che ha appena dato il proprio via libera all’accordo, l'acquisizione del colosso dell'entertainment da parte dell'operatore tv via cavo Usa non ostacolerà in maniera significativa la concorrenza nello spazio economico europeo.
Comcast, infatti, è attiva nelle reti via cavo negli Stati Uniti, così come nella produzione e concessione di licenze di contenuti televisivi e canali, ma non possiede beni rilevanti nell'area europea.
Comcast ha anche una partecipazione in Metro-Goldwyn-Mayer (Mgm), che porterebbe a sovrapposizioni orizzontali tra le attività di Comcast, Nbc Universal (che è attiva oltre che nelle cessioni di diritti anche sul fronte della produzione dei contenuti e in Italia dispone tra le altre cose di Studio Universal) e Mgm (oltre che sul versante dei diritti, è presente con un canale a proprio marchio su Sky) in vari mercati per le licenze di programmi televisivi di pay-tv e operatori tv libera, la vendita di spazi pubblicitari online, la produzione di immagini in movimento e la vendita di contenuti di home entertainment.
Ma la Ue considera che le quote di mercato complessive delle parti rimangono molto limitate in Europa e la transazione produrrà solo un incremento limitato delle stesse. Paradosso vuole però che la fusione tra Universal e Comcast rischi di saltare per le riserve emerse negli Usa dove la Federal Communications Commission ha chiesto tempo e supplemento d’informazioni per esprimersi sull'operazione.
Il dipartimento della giustizia americano, inoltre e più in particolare, sta esaminando l’operazione di cessione da parte di General Electric del 51% di Universal a Comcast nel timore che un singolo operatore via cavo acquisti troppo potere di condizionamento del mercato.
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