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High Tech & Media

Mercato media

Digitale terrestre in Europa: come trovare la giusta misura

Digitale terrestre in Europa: come trovare la giusta misura
Difendere la concorrenza, nell’interesse dei cittadini ma anche delle imprese, è diventato un compito sempre più difficile da svolgere, specie per i regolatori sovranazionali. Primo di due articoli.

Emanuele Bruno

28 Luglio 2010

La recente decisione Ue su Sky, favorevole alla partecipazione condizionata della pay satellitare al beauty contest che deciderà a chi andranno i 5 multiplex supplementari del digitale terrestre assegnati dal Ministero dello Sviluppo, si presta ad alcune considerazioni di ordine generale e a qualcuna di tipo più particolare.

In tema di media e in materia di concentrazioni è infatti diventato quasi impossibile individuare un principio dirimente, un valore oggettivo di soglia da non superare quando oramai i player dei mercati rilevanti sono quasi tutti globali e sono in molti casi attivi in tutta la filiera che va dalla produzione alla distribuzione del prodotto audiovisivo.

Appare veramente arduo, per qualunque authority chiamata a esprimersi, trovare la giusta dose di equilibrio quando si tratta di affrontare un argomento per sua natura ambiguo.
Perché non si possono frenare e vincolare più di tanto mercati già messi a dura prova dalla stretta della crisi, ma perchè non si possono neppure rilasciare permessi facili che potrebbero, oltre che costituire un precedente pericoloso, alla fine immiserire la competizione e tarare al ribasso le possibilità di crescita complessiva dei settori.

Trovare la misura giusta è vieppiù complicato in un comparto in continua trasformazione, dove capita che broadcaster e distributori di segnale diventino protagonisti anche sul fronte dell'industria dei contenuti (e viceversa), che aziende attive soprattutto sul versante della pubblicità si aprano alla pay television (e viceversa), con il paradosso che produttori di contenuti originali invece di avere più opportunità fatichino a trovare spazio autonomo in un contesto in cui la moltiplicazione delle piattaforme (satellite ed etere digitalizzati, fibra ottica ancora per poco di vecchia generazione, distribuzione mobile) muta di continuo i termini della gara.

Una situazione che consiglia, in tema di regole, un atteggiamento più cauto, un lavoro costante di monitoraggio dei mercati, la ricerca di una sintonia fine su tutte le querelle che finiscono sotto esame.

Così non deve sorprendere che al sì Ue all'acquisizione di Nbc Universal da parte di Comcast non sia ancora seguita un'autorizzazione dello stesso tipo per il mercato Usa.

In Francia, invece, è d'attualità il possibile accordo tra due competitor della pay - Orange (France Telecom) e Canal Plus (Vivendi) - per far nascere una sorta di piattaforma comune, trasversale ai sistemi di distribuzione, di canali di cinema a pagamento.

Tutto sommato meno complessa da leggere la situazione spagnola, dove il governo ha autorizzato l'acquisto di Cuatro da parte di Telecinco (con il ramo spagnolo del Biscione che ha acquisito anche una quota del 20% circa della pay satelittare del gruppo Prisa) e non sarebbe ostile, se andasse in porto, anche ad un accordo tra Antena Tres e La Sexta.

Per molti versi più semplice il contesto tedesco: in quel ricco e competitivo mercato si è consentito l'ingresso e il rilancio da parte di News Corp. della malridotta Premiere perché sono tanti i protagonisti dello scenario e non si rischia alcuno squilibrio competitivo.
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