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Digitale terrestre, la leadership è italiana

Digitale terrestre, la leadership è italiana
L'Italia si conferma in ritardo sulla banda larga e la diffusione di Internet. Ma è all'avanguardia, sia pure tra frizioni e contraddizioni, nel processo che sta portando in tutti i Paesi Ue al trasloco dalla tv analogica a quella digitale terrestre.

Emanuele Bruno

03 Giugno 2010

Il Parlamento europeo ha di recente invitato la Commissione a mettere a punto un'Agenda Digitale che consenta all'Europa di progredire velocemente verso una società più aperta, implementando gli sforzi per garantire un accesso universale e ad alta velocità alla banda larga fissa e mobile per tutti i cittadini e i consumatori.

Se su questo fronte il nostro Paese non si posiziona ancora tra le realtà più evolute e trainanti dell'Unione, un ruolo diverso lo gioca sul versante degli sviluppi legati alla trasformazione del vecchio scenario tecnologico della televisione.

In Spagna il processo di transizione è appena stato portato a termine, ma quella italiana, dove alla fine del 2010 sarà transitato al digitale oltre il 40% della popolazione e almeno il 90% degli italiani sarà comunque dotato di almeno un ricevitore digitale e l'82% di almeno un ricevitore per il digitale terrestre, rimane una delle case history più innovative dell'intero orizzonte Ue.

Il dato più interessante riguarda la quantità e la composizione dell'offerta di contenuti. L'Italia ha un'indiscutibile leadership, schierando un buon numero di canali in chiaro, due offerte a pagamento (quella di Mediaset Premium e quella di Dahlia), con altre importanti novità che sarebbero imminenti. Dovrebbe innanzi tutto entrare nella tv digitale terrestre anche l'operatore satellitare Sky, che potrebbe ottenere dalla Commissione Europea l'autorizzazione ad essere presente su questo mercato con un proprio multiplex, ma con trasmissioni in chiaro. Questa possibilità è oggi preclusa (fino al 2012) dai paletti fissati per Sky dall'autorità antitrust europea al momento di autorizzare la fusione tra Stream e Telepiù e consentire la nascita della piattaforma satellitare "unica".

È però attesa come imminente una decisione della Commissione guidata da Joachim Almunia, che sta valutando la possibilità di anticipare la scadenza di questo vincolo e consentire a Sky la partecipazione alla gara che mette in gioco cinque multiplex per il digitale terrestre italiano.

Per la pay satellitare, in questo caso, non dovrebbe essere difficile aggiudicarsi uno dei "mux" in palio secondo la modalità del 'beauty contest'. Almunia deve però valutare le resistenze che rispetto all'ipotesi di un'apertura anticipata a Sky sono venute dai principali operatori della tv analogica italiana e di cui si è fatto interprete anche il viceministro per lo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni Paolo Romani.

Altra possibile "rivoluzionaria" implementazione del panorama dell'offerta italiana sul digitale terrestre potrebbe arrivare dalla nascita annunciata di una nuovo bouquet pay veicolato dall'emittente Europa 7. L'imprenditore Francesco Di Stefano ha annunciato come imminente il varo di un pacchetto di canali a pagamento trasmessi attraverso la innovativa tecnologia T2, con un nuovo decoder in grado di garantire un netto miglioramento della qualità delle immagini.

Sia che queste prospettive si avverino sia che rimangano sulla carta, l'Italia vanta già, oltre al primato sul versante delle offerte a pagamento sul digitale terrestre, anche quello dei canali gratuiti. Al momento sono 40 i canali nazionali free accessibili sulla tv digitale terrestre italiana, mentre nel Regno Unito sono 38, in Spagna 19 e in Francia 18. Cresce anche l'apporto della pubblicità: in Francia la pubblicità sul dt è salita del 59,1% nell'ultimo anno, in Spagna dell'82,4%, in Italia del 123,2%.

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