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Energia

Efficienza energetica in Europa, c’è la direttiva

L'obiettivo è ridurre del 20% il fabbisogno. C’è convinzione che possa creare posti di lavoro. Audit per le grandi imprese. Ora la parola passa agli Stati, con qualche riserva sull’applicabilità.

12 Settembre 2012

Con 632 voti favorevoli, 25 contrari e 19 astensioni il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva sull'efficienza energetica, che introduce nuove misure obbligatorie per risparmiare energia, interventi di ristrutturazione degli edifici pubblici, piani di risparmio per le imprese pubbliche e audit per tutte le grandi imprese.

Una normativa che punta a un taglio del 20% nel consumo di energia nell'Ue potrebbe far risparmiare 50 miliardi di euro l'anno.
La direttiva entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue, dopodiché gli Stati membri avranno 18 mesi per trasporla negli ordinamenti nazionali.

Fra le intenzioni, creare posti di lavoro
Per il relatore del testo a Strasburgo, Claude Turmes, «questa legislazione non è solo fondamentale per il conseguimento della nostra sicurezza energetica e degli obiettivi climatici, ma darà anche una forte spinta all'economia e creerà posti di lavoro. Si ridurrà il costo della nostra dipendenza dalle importazioni di energia, che è stato di 488 miliardi di euro nel 2011 pari al 3,9% del Pil».

Edifici pubblici e imprese energetiche
La direttiva sull'efficienza energetica impone agli Stati membri di adeguare ogni anno il 3% degli edifici utilizzati dal governo nazionale.
La norma si applica agli edifici con una superficie calpestabile di più di 500 metri quadri e, da luglio 2015, per quelli oltre o 250 metri quadri. Gli Stati membri potranno impiegare misure alternative per garantire risparmi equivalenti.

Le public utility saranno tenute a rispettare nel periodo 2014-2020 un obiettivo annuale di risparmio energetico equivalente almeno all'1,5% del totale dell'energia venduta agli utenti, sulla base della media dei consumi dei 3 anni precedenti all'entrata in vigore della direttiva.

Tutte le grandi imprese saranno obbligate a sottoporsi ogni quattro anni ad audit energetici condotti da enti accreditati.
Gli audit dovranno cominciare al massimo 3 anni dopo l'entrata in vigore della normativa.
Le Pmi sono esentate dall'obbligo.

La direttiva parla anche di disposizioni per la creazione di strumenti di finanziamento per le misure di efficienza energetica da parte degli Stati membri.

Rossi: dubbi sull'applicabilità
Sulla Direttiva approvata Oreste Rossi ricorda come «all'inizio dell'iter legislativo ci vedeva fortemente contrari, tanto che abbiamo presentato una risoluzione alternativa chiedendo alla Commissione di riformulare la sua proposta perché incideva sul diritto di uno Stato membro di determinare le condizioni di utilizzo delle sue fonti energetiche. Viste le sostanziali modifiche apportate, oggi abbiamo votato a favore, nonostante continuiamo a nutrire dei dubbi sulla piena applicabilità della Direttiva».

Si tratta di modifiche che per Rossi «hanno aumentato il livello di flessibilità dei Paesi membri, delle imprese e degli enti pubblici, riducendo sensibilmente il livello di ambizione proposto. Il relatore, dapprima fortemente contrario a questi cambiamenti ha infine accettato il compromesso, nonostante non possa essere completamente garantito il raggiungimento dell'obiettivo di efficienza energetica del 20%, in quanto una posizione più ambiziosa avrebbe messo in pericolo l'accordo».