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Building, Energy & Environment

Intervista

Efficienza energetica negli edifici: i sovraccosti saranno contenuti

Efficienza energetica negli edifici: i sovraccosti saranno contenuti
Il recepimento della Direttiva 2010/31/Ce sul miglioramento delle prestazioni energetiche negli edifici secondo Patrizia Toia. Sovraccosti per le nuove costruzioni stimati dal 2 al 4% in più. Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, e Repubblica Ceca più avanti di noi.

Dario Colombo

06 Ottobre 2010

Direttiva 2010/31/UE

Data di pubblicazione: 18 giugno 2010

Formato: pdf

N. Pagine: 23

Lingua: italiana

Fonte: Gazzetta Ufficiale Ue

Direttiva_2010_31_CE.pdf

Le decisioni di Parlamento europeo e Consiglio sulla prestazione energetica degli edifici.
Orientarsi fra le novità della direttiva 2010/31 Ce

Data di pubblicazione: luglio 2010

Formato: pdf

N. Pagine: 10

Lingua: italiana

Dimensione: 3,4 Mb

direttiva_2010_31_spiegata.pdf

Il rendimento energetico nell'edilizia: la direttiva 2010/31 Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, spiegata dall'architetto Sofia Febo, del dipartimento di ingegneria dell'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti-Pescara.
Patrizia Toia

Nome: Patrizia

Cognome: Toia

Gruppo Parlamentare: S&D

E-mail: patrizia.toia@europarl.europa.eu

Attività

Tag ambiente, building, competitività, consumatori, efficienza energetica, energia

Il mercato edilizio, nazionale ed europeo, potrà certamente utilizzare la nuova direttiva 2010/31Ce, relativa al miglioramento delle prestazioni energetiche negli edifici per creare nuove opportunità: edifici più sostenibili, quindi di maggiore qualità, e nuovi lavori “verdi” collegati al mondo delle costruzioni.
I sovraccosti saranno contenuti e la qualità migliore.

L’opinione è di Patrizia Toia, eurodeputata italiana, vicepresidente della Commissione industria, ricerca ed energia (Itre) del Parlamento europeo, alla quale abbiamo rivolto alcune questioni in ordine proprio allo stato del recepimento della direttiva e agli influssi che avrà sulla legislazione nazionale, sul mercato edilizio e sui consumatori.

Cosa sta accadendo negli altri stati membri sul piano del recepimento della direttiva? Ha raccolto riscontri oggettivi in tal senso?

La Direttiva approvata dal Parlamento europeo nel giugno scorso, sostituirà la Direttiva 2002/91/Ce e rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di un'Europa a bassa emissione di carbonio, nello specifico entro il 2020 dovremo risparmiare il 20% di energia.
Gli Stati membri, nel recepire la direttiva, dovranno verificare che tutti gli edifici costruiti dalla fine del 2020 siano conformi ai più elevati standard di risparmio energetico e siano alimentati per la maggior parte con energie rinnovabili. Attualmente, nei paesi dell'Unione Europea, il settore civile assorbe circa il 40% di energia ed emette lo stesso quantitativo di gas a effetto serra.
La nuova Direttiva stabilisce i requisiti minimi per la prestazione energetica degli immobili di nuova costruzione e la loro applicazione agli edifici esistenti.
Molti Stati membri hanno inserito, nella legislazione nazionale relativa alle nuove costruzioni, alcune misure relative all'efficienza energetica. Alcuni Stati come la Danimarca, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, e la Repubblica Ceca hanno normative nazionali che rispondono pienamente ai requisiti stabiliti nella Direttiva del 2010, ma la certificazione obbligatoria per i nuovi edifici spingerà tutti i governi ad agire per una riduzione drastica delle emissioni.

La direttiva andrà a influire sull’attestato di prestazione energetica e sulle certificazioni in essere nel nostro Paese. Prevede un lavoro intenso di sintonizzazione e di allineamento a livello regionale?

Gli attestati di prestazione energetica in essere nel nostro Paese, purtroppo, solo in parte, riprendono le indicazioni provenienti da Bruxelles.
Siamo spesso citati a livello comunitario, per gli obiettivi vincolanti che ci siamo imposti nelle nuove costruzioni, si veda l'esempio della Provincia Autonoma di Trento, ma è altrettanto nota la frammentazione della legislazione, la Commissione europea chiede agli Stati membri di lavorare affinché il certificato di efficienza energetica sia, ad esempio, considerato una variabile essenziale nella compravendita di una casa.
Siamo in ritardo nel recepimento della normativa comunitaria, credo sia necessario, per le generazioni future, fare uno sforzo per consegnare ai nostri giovani un ambiente più sano ed energeticamente efficiente.
Le nuove tecnologie, possono, in questo senso, essere determinanti.

Il calcolo delle prestazioni energetiche edilizie deve affiancare al già esistente concetto di riscaldamento quello di raffrescamento. Dal suo punto di vista come si può veicolare al meglio verso operatori del settore e cittadini questo raddoppio degli aspetti tecnici da tenere in considerazione? È poi opportuno, in questa fase di recepimento fare anche valutazioni sugli oneri e sulla capacità di spesa dei cittadini, anche alla luce della situazione economica?

In futuro la dipendenza energetica dell’Ue dalle fonti energetiche esterne è destinata ad aumentare dal 50% al 70% nel 2030 se non verranno presi provvedimenti. Anche le emissioni di gas serra nell’Ue sono in aumento, il che rende ancora più difficile far fronte al cambiamento climatico ed assolvere gli impegni assunti a livello internazionale.
Il problema energetico è un problema economico e politico, con il costo del greggio che supera i 70 dollari al barile.
L’Ue può influire in modo limitato sulle condizioni dell’offerta mentre può intervenire sul lato domanda, promuovendo risparmi energetici nel settore degli edifici ed in quello dei trasporti.
Quando si chiede ai cittadini un impegno costante per avere un ambiente più pulito, occorre dimostrare concretamente quanti benefici.
Investire su edifici che consumano meno energia conviene e trasformare una emergenza, quella energetica, in una opportunità di crescita dell’intero comparto edilizio rappresenta un processo che si evolve nella direzione di una sostenibilità economica oltre che ambientale.
Si possono costruire edifici che consumano dal 40 al 60% in meno rispetto agli standard attuali, con incrementi minimi dei costi.
I sovraccosti sono contenuti: dal 2% al 4% in più sul costo di costruzione.
Le esperienze dei Regolamenti Edilizi hanno dimostrato che i sovraccosti delle migliori prestazioni non incidono sul costo di vendita. Occorre essere chiari con i cittadini e con le imprese, le preoccupazioni sono comprensibili, pochissimi possono premettersi di affrontare costi aggiuntivi, ma dobbiamo innanzitutto lavorare affinché, a partire dall'edilizia pubblica, si migliorino le caratteristiche termofisiche degli edifici, si valorizzino le fonti rinnovabili, si promuova la termoregolazione degli ambienti riscaldati con contabilizzazione individuale del calore, con l'obiettivo finale di ridurre le emissioni di carbonio e consentire il risparmio energetico.

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