Ritardi di pagamento
Esigibilità fattura a 30 giorni, non in Italia
03 Giugno 2011
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Tag competitività, imprese
Questo, per Federica Silvestri, presidente A.C.M.I. (Associazione credit management Italia), «conferma la forte richiesta di credito commerciale registrata negli ultimi due anni da parte di alcune aziende nei confronti di altre a cui, però, non è corrisposto alcun miglioramento in termini di ritardo». Ma c'è di più. Perché in Italia la Pubblica amministrazione non solo paga a 180 giorni ma, nei casi del settore sanitario, supera anche i 660 giorni.
«In tal senso - conferma Silvestri - è da considerarsi assolutamente valido l'intervento della Comunità europea, avvenuto lo scorso gennaio, per rivedere la direttiva recepita nel nostro Paese con Dl 231 del 2001 sui ritardi nei pagamenti». Due, in questo caso, le novità introdotte: il totale inserimento del credito nei confronti della Pa all'interno del campo di applicazione della normativa, precedentemente non prevista per gli appalti pubblici.
«La seconda e più interessante novità - per la nostra interlocutrice - è l'esigibilità della fattura emessa a 30 giorni, al termine dei quali, maturano interessi pari al tasso di interesse del primo strumento di rifinanziamento della Bce a cui si aggiungono otto punti percentuali, vale a dire un punto percentuale in più rispetto a quanto previsto nel 2001». Anche nei confronti della Pa, diventa automatico il riconoscimento delle spese legali in 40 euro «più ulteriori spese legali documentate o spese per il recupero attraverso services».
Peccato che, come nel caso di quella che l'ha preceduta «e che, in Italia, è stata spesso disattesa», la nuova direttiva non va solo recepita il prima possibile ma applicata «anche perché i crediti vantati dalle aziende del Vecchio continente nei confronti della Pubblica amministrazione sono stimati sopra i 180 miliardi di euro. Immaginate quale volano della crescita economica potrebbe rappresentare una liquidità del genere, se fosse rimessa in circolo».
Europarlamento24




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