Retail & Hospitality
Etichettatura
Etichette alimentari, compromesso leggibilità raggiunto
06 Luglio 2011
Nome: Oreste
Cognome: Rossi
Gruppo Parlamentare: EFD
E-mail: oreste.rossi@europarl.europa.eu
Nome: Giancarlo
Cognome: Scottà
Gruppo Parlamentare: EFD
E-mail: giancarlo.scotta@europarl.europa.eu
Nome: Elisabetta
Cognome: Gardini
Gruppo Parlamentare: PPE
E-mail: elisabetta.gardini@europarl.europa.eu
Nome: Paolo
Cognome: De Castro
Gruppo Parlamentare: S&D
E-mail: paolo.decastro@europarl.europa.eu
Nome: Sergio
Cognome: Berlato
Gruppo Parlamentare: PPE
E-mail: sergio.berlato@europarl.europa.eu
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Tag agricoltura, competitività, concorrenza, consumatori, etichettatura
Informazioni per 100g o 100ml
La relazione sull'etichettatura dei cibi, approvata con 606 voti favorevoli, 46 voti contrari e 26 astensioni, dispone che il contenuto energetico e le percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, sono informazioni che dovranno essere indicate in una tabella comprensibile sull'imballaggio, insieme e nel medesimo campo visivo.
Tutte le informazioni dovranno essere espresse per 100 grammi o per 100 millilitri e potranno inoltre, anche essere espresse in porzioni.
In futuro per il consumatore sarà più semplice capire se un prodotto contiene sostanze allergeniche, perché le stesse saranno messe in evidenza nella lista degli ingredienti.
Le nuove regole stabiliscono anche che le informazioni sugli allergeni dovranno essere fornite anche per i cibi non imballati, come quelli venduti nei ristoranti o nelle mense.
Gli Stati membri potranno adottare misure per decidere in che modo l'informazione dovrà essere fornita al consumatore.
Noto il paese d'origine
L'origine di certi cibi, come ad esempio quella delle carni bovine, del miele, dell'olio d'oliva, della frutta fresca e degli ortaggi, deve già essere indicata sulle etichette.
Su richiesta del Parlamento, questo requisito dovrà ora essere esteso anche alla carne suina, bovina, caprina e alle carni di volatili.
In futuro l'etichettatura del Paese d'origine potrebbe essere estesa a altre categorie di cibo (come la carne utilizzata come ingrediente, il latte o gli alimenti non trasformati), ma la Commissione dovrà effettuare valutazioni d'impatto per verificare la fattibilità e i costi ddell'etichettatura.
Bando alle similitudini
Le nuove regole assicureranno che i consumatori non siano fuorviati dalla presentazione degli imballaggi alimentari, riguardo all'aspetto, alla descrizione e alla presentazione grafica, che saranno resi più comprensibili. Anche gli alimenti che assomigliano a altri, ma sono prodotti con ingredienti diversi, come i "simil-formaggi" prodotti con materie vegetali (le così dette "imitazioni di cibi"), saranno facilmente identificabili.
La carne ottenuta dalla combinazione di più parti di carni dovrà essere indicata come "carne ricomposta", lo stesso varrà per il pesce, che sarà indicato come "pesce ricomposto".
Un percorso quinquennale
Non appena la legge sarà approvata e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale Ue, gli operatori economici del settore avranno a disposizione tre anni per adattarsi alle nuove norme. Avranno poi altri due anni, per un totale dunque di cinque anni, per applicare le norme sulla dichiarazione nutrizionale.
I commenti italiani
Dopo il voto è giunto il commento negativo di Oreste Rossi, coordinatore in Commissione Ambiente per il gruppo "Europa della Libertà e della Democrazia": «Non siamo affatto soddisfatti di quanto approvato oggi in Aula - ha espresso in una nota -. Piuttosto che soffermarsi sulla grandezza del carattere tipografico delle etichette, ci saremmo aspettati che il Consiglio dell'Ue capisse quali fossero le esigenze reali dei consumatori che, senza l'indicazione d'origine per i prodotti lattiero-caseari e quelli trasformati, non potranno avere a disposizione informazioni sull'autentica tracciabilità degli alimenti che acquistano».
Giancarlo Scottà, membro in Commissione Agricoltura è «soddisfatto» solo di alcuni punti, quali «l'obbligo di riportare sull'etichetta alcuni valori nutrizionali degli alimenti» che non definisce però «un punto di arrivo». Ma «c'è ancora molta strada da fare, in direzione della chiara tracciabilità dei prodotti agroalimentari».
Positivo (con una riserva: i conigli) invece il commento di Elisabetta Gardini, per la quale, «approvando i nuovi criteri sulle informazioni alimentari il Parlamento ha risposto ai consumatori che chiedevano maggiore chiarezza e contemporaneamente ha tutelato le nostre imprese perchè con queste norme si riduce il rischio di distorsioni sul mercato e si contribuisce al rilancio della loro competitività. A livello europeo è la prima volta che si ottiene un quadro obbligatorio e armonizzato in materia di etichettatura. È un regolamento a favore dei cittadini. Per esempio, se uno yogurt contiene solo aromi e coloranti i produttori d'ora in poi non potranno più' riportare sulle confezioni l'immagine di frutta fresca».
Gardini riconosce che «essendo un accordo ci sono dei punti che non soddisfano a pieno. Ad esempio avremmo preferito che le istituzioni europee riponessero una maggiore attenzione al settore cunicolo che in Italia conta 10 mila addetti e ha un fatturato da 650 milioni di euro. Per tutelare questo comparto sarebbe stato più opportuno che venisse estesa l'obbligatorietà dell'indicazione di provenienza anche alla carne di coniglio».
Anche per il Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, il provvedimento è un passo importante verso la tutela dei diritti dei consumatori, ma è anche vedo che l’accordo in seconda lettura ridimensiona in parte, quanto approvato dall’Aula in prima lettura. E c'è il problema conigli.
Ad esempio - ha detto De Castro in una nota - ci saremmo aspettati di più sull’etichettatura dell’origine dei prodotti agroalimentari e, in particolare, sull'introduzione dell'obbligo per tutti i prodotti agricoli freschi e trasformati mono ingredienti così come avevamo approvato lo scorso luglio. Lo stessa origine obbligatoria delle carni suine, avicole e ovi caprine che ci consegna il nuovo articolo 25, rappresenta sì un'importantissima novità, ma esclude alcuni importanti produzioni che necessitano di altrettante tutele. Mi riferisco in particolare ai prodotti cunicoli di cui non si comprendono le ragioni di esclusione».
Sergio Berlato, membro della commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare, ritiene il compromesso raggiunto come una risposta, sia all'esigenza di corretta informazione del consumatore, sia a quella di tutela del ruolo chiave che l'industria alimentare riveste nel trasformare le materie prime per produrre il Made in Italy. Ha espresso invece riserve sulla prevista facoltà per gli Stati membri di introdurre, su scala nazionale, informazioni obbligatorie ulteriori rispetto al sistema di regole comuni, poiché ciò causerebbe solo confusione per i consumatori ed aumento dei costi.
Europarlamento24 Retail & Hospitality




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