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Agenda digitale

Fare la banda larga vuol dire anche scavare meno

Ridurre le opere di scavo significa avere meno spese di installazione. Così la pensa la Commissione europea che propone un regolamento per ridurre i costi di creazione dell'Internet ultraveloce aprendo e semplificando il mercato delle infrastrutture fisiche.

26 Marzo 2013

La Commissione europea ha proposto nuove disposizioni che puntano a ridurre del 30% i costi di diffusione dell'Internet ad alta velocità.
Le opere di ingegneria civile, come gli scavi stradali per la posa delle fibre, rappresentano fino all'80% del costo di installazione delle reti ad alta velocità.
Con la proposta di regolamento l'Ue punta a far risparmiare alle imprese 40-60 miliardi di euro.

Il progetto di regolamento si basa sulle migliori pratiche attuate in Germania, Spagna, Francia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia e Regno Unito, pur lasciando gran parte degli aspetti organizzativi alla discrezionalità degli Stati membri.

Per Neelie Kroes «tutti hanno diritto alla banda larga veloce. È mia intenzione eliminare la burocrazia che ci impedisce di raggiungere questo obiettivo. La Commissione europea vuole rendere più rapido e meno costoso l'accesso alla banda larga».

Una volta approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, il regolamento sarà direttamente applicabile in tutta l'Ue.

La Commissione intende affrontare quattro problemi principali:
• garantire che gli immobili nuovi o ristrutturati siano predisposti per la banda larga ad alta velocità;
• aprire l'accesso all'infrastruttura (compresi cavidotti, tubature, pozzetti, centraline, pali, piloni, installazioni di antenne, tralicci e altre strutture di supporto) a condizioni eque e ragionevoli anche per quanto riguarda il prezzo;
• consentire a qualsiasi gestore di rete di negoziare accordi con altri fornitori di infrastrutture per porre fine all'insufficiente coordinamento delle opere di ingegneria civile;
• semplificare le procedure autorizzative soprattutto per quanto riguarda pali e antenne, sostituendole con un sistema automatico di concessione o rifiuto entro sei mesi e attivando uno sportello unico per la presentazione delle domande.

Attualmente c'è poca trasparenza sulle infrastrutture fisiche esistenti idonee alla posa della banda larga né esistono adeguate norme comuni per la sua diffusione nel territorio dell'Ue.
Al momento non esiste un mercato delle infrastrutture fisiche né viene sfruttato il potenziale derivante dall'utilizzo di infrastrutture appartenenti ad altri servizi pubblici.
Le normative vigenti in alcuni Stati membri scoraggiano addirittura le imprese di servizi fisici dal collaborare con gli operatori di telecomunicazioni.

Nel 2012 è stata svolta una consultazione pubblica su un'iniziativa dell'Ue volta a ridurre i costi di realizzazione delle infrastrutture di comunicazione ad alta velocità in Europa.
Le risposte pervenute hanno confermato che è opportuno dare seguito alla proposta della Commissione di ridurre i costi delle opere d'ingegneria civile per la diffusione della banda larga nel mercato interno.
La maggioranza degli interpellati ha confermato l'esistenza di inefficienze e strozzature e il potenziale in termini di riduzione dei costi.
Oltre alla consultazione pubblica, la Commissione ha istituito una piattaforma di discussione per raccogliere idee in crowdsourcing sulla riduzione dei costi della banda larga.