Lavoro
Flessibilità oraria al cospetto di datori e dipendenti
26 Ottobre 2010
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La relazione giunge in un momento importante in cui i ministri responsabili delle politiche di pari opportunità si riuniscono a Bruxelles in via informale per discutere la nuova strategia per la promozione della parità fra uomini e donne 2010- 2015.
Dallo studio emerge che la giornata lavorativa è organizzata in modo più flessibile nell'Europa settentrionale e occidentale mentre negli altri Stati dominano ancora le 40 ore tradizionali.
Danimarca, Svezia, Germania, Finalndia e Norvegia si classificano relativamente bene per quanto riguarda la flessibilità nell'organizzazione delle formule di lavoro: infatti, poco più della metà degli impiegati ricorre a qualche forma di flessibilità durante l'orario lavorativo.
Un altro importante risultato evidenzia che gli orari di lavoro più flessibili non vanno sempre a vantaggio dell'uguaglianza di genere. Sebbene possa avere un effetto positivo sul tasso di occupazione femminile, il lavoro part time è ancora concentraro nei settori con bassi livelli di retribuzione e che offrono poche prospettive di carriera.
Gli ultimi sviluppi dimostrano che la flessibilità dell'orario di lavoro è all'ordine del giorno dei responsabili politici di numerosi paesi, pur con temi specifici varabili: alcuni paesi puntano sulla flessibilità quale strumento per aumentare il tasso di occupazione, il lavoro part time viene sempre più usato per promuovere l'invecchimaneto attivo, anche la capitalizzazione dell'orario e l'annullazione delle ore di lavoro sono questioni all'ordine del giorno e, in alcuni paesi, gli orari lavorativi flessibili sono collegati al dibattito sulla riduzione delle ore di straordinario.
Infine, la crisi finanziaria ed economica ha effetti evidenti: la flessibilità è vista come uno strumento politico importante epr aiutare i datori di lavoro ad adeguarsi all'evoluzione delle circostanze economiche; tuttavia nel dibattito in corso la dimensione della parità tra uomo e donna non figura tra gli argomenti principali.
I paesi più flessibili sembrano essere l'Austria e il Regno Unito i quali hanno un indice di flessibilità superiore alla media europea. All'altro estremo, quattro paesi sembrano essere i meno flessibile ossia Portogallo, Lituania, Cipro e Ungheria. L'Italia si mantiene all'incirca sui livelli medi europei.
Per ulteriori informazioni consultare il report della Commissione europea.
Europarlamento24




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