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Concorrenza

Fotovoltaico: eurodeputati italiani chiedono limiti più stringenti per la Cina

In una lettera inviata al Commissario De Gucht si sostiene la necessità di imporre al Governo cinese prezzi minimi e quantità di esportazioni più stringenti, nonché un impegno a sostenere le sofferenti industrie europee.

15 Luglio 2013

Nel braccio di ferro tra Cina ed Ue sul fotovoltaico intervengono gli eurodeputati italiani.

Dopo la decisione presa il 5 giugno dalla Commissione europea di applicare i dazi graduali sull'importazione dei pannelli solari cinesi, si parla di prezzi minimi e quantità di esportazioni a cui Pechino si dovrebbe attenere per evitare che il 6 agosto, allo scadere dei primi due mesi, vi sia un incremento dell'aliquota dall'11,8% al 47,6%.

In una lettera inviata al Commissario europeo al commercio Karel De Gucht, gli eurodeputati italiani Cristiana Muscardini, Roberta Angelilli, Niccolò Rinaldi, Vittorio Prodi, Patrizia Toia e Amalia Sartori sostengono l'inadeguatezza di tali livelli che “secondo fonti pubbliche la Commissione starebbe per definire”.

I deputati italiani affermano, come si legge in una nota, che “quantità e prezzi risultano molto distanti dalle aspettative dell'industria europea per poter continuare a sopravvivere” e invitano inoltre a far rientrare nell'ambito del negoziato con Pechino “impegni da parte del Governo cinese in termini di supporto di tipo finanziario, economico ed occupazionale” nei confronti di “quelle manifatture europee in condizioni di grave disagio economico, ed a quelle che si sono trovate costrette a iniziare procedure di insolvenza, a fermare la produzioni e a dichiarare il fallimento”, a seguito delle scorrette pratiche commerciali attuate della Cina.