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Energia

Green economy, lo sguardo europeo va al 2030

La Commissione europea ha diffuso un Libro verde per definire la nuova strategia in tema di rinnovabili, emissioni ed efficienza energetica.

www.energia24.com

03 Aprile 2013

Il 2020 è troppo vicino per una politica energetica lungimirante. Così l’Europa sta cercando di allungare il tiro dei suoi cannoni verdi: servono altri obiettivi da centrare nel 2030 nei tre settori già individuati dall’attuale strategia (il famoso pacchetto 20-20-20).
Fonti rinnovabili, emissioni di CO2 ed efficienza energetica sono i pilastri che dovranno reggere la green economy continentale anche dopo la prima data sulla tabella di marcia.

La Commissione europea ha pubblicato un Libro verde per avviare una consultazione pubblica in materia, rivolta a tutti gli Stati membri (istituzioni pubbliche e private, lobby delle varie tecnologie, società elettriche e del gas).

Come ha spiegato Günther Oettinger, commissario per l’Energia, il nuovo quadro dovrà essere «sufficientemente ambizioso per realizzare il traguardo di ridurre le emissioni dell’80-95% entro il 2050».
Significa che tali emissioni andranno tagliate del 40% nel 2030, rispetto ai livelli del 1990; ma Bruxelles sa benissimo che i suoi sforzi saranno vani, senza quell’accordo internazionale vincolante sul clima che finora è caduto sempre nel vuoto.

Un motivo in più, sostiene la Commissione, per presentare l’Europa come un fronte compatto, con le idee chiare sulla strada da seguire per “decarbonizzare” l’economia.

Fissando obiettivi per il 2030, inoltre, il Vecchio Continente otterrà diversi vantaggi, si legge in una nota di Bruxelles: per esempio, garantire fiducia agli investitori, soprattutto per le grandi infrastrutture che richiedono diversi anni per vedere la luce. Elettrodotti e gasdotti, reti elettriche intelligenti (smart grid), oltre agli impianti alimentati dalle fonti alternative.

Agli operatori dell’energia servono regole stabili e durature per pianificare gli investimenti. Altrimenti si rischia di costruire opere inutilizzabili o poco sfruttate.

Pensiamo ai maxi progetti nell’eolico offshore, che saranno delle cattedrali nel mare senza adeguati collegamenti sottomarini con la terraferma.

L’Europa vuole creare un mercato unico dell’energia, accelerando autorizzazioni e finanziamenti per i progetti “d’interesse comune” che velocizzano gli scambi transfrontalieri di elettricità e gas.

Sicurezza e affidabilità delle forniture, ecco il passo indispensabile cui seguiranno tutti gli altri (maggiore concorrenza tra operatori, abbassamento delle bollette). Secondo il commissario Ue per il Clima, Connie Hedegaard, la dipendenza «dai combustibili fossili provenienti dai Paesi terzi aumenta ogni giorno, determinando fatture energetiche sempre più care per i cittadini europei».

Per quanto riguarda le rinnovabili, che nel 2010 erano pari al 12,7% del mix energetico, la nota della Commissione evidenzia che le politiche attuali «non bastano, da sole, ad assicurare la necessaria diffusione di energia pulita nella maggior parte degli Stati membri».

Ostacoli amministrativi, meno incentivi, congestioni sulle reti: sembra di elencare i mali italiani in questo campo, anche se accomunano diversi Paesi.

L’Europa, però, è in ritardo soprattutto sull’efficienza energetica; perfino la recentissima direttiva rischia di fallire perché i suoi obiettivi sono troppo morbidi.

C’è poi il nodo dei biocarburanti: Bruxelles ha capito che quelli di prima generazione, ricavati dalle colture alimentari, arrecano più danni che benefici.

C’è la proposta di abbassare al 5% il tetto massimo di biofuel di vecchio stampo utilizzabile nei trasporti nel 2020, puntando sulle biomasse di scarto e le alghe, ma resta la forte opposizione di molti comparti industriali.