Retail & Hospitality
Etichettatura
Il made in fa qualche passo avanti nel tessile
27 Aprile 2011
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Ritenuta una decisione che tutela consumatori, industria degli stati Membri e nel suo complesso il mercato interno, sarà sottoposta al voto nella plenaria di maggio di Strasburgo.
Nonostante il punto di partenza dei negoziati fosse meramente tecnico e che i lavori tendessero a semplificare le regole di etichettatura esistenti, anche consentendo l'introduzione di nuove fibre e prodotti innovativi, il Parlamento ha ottenuto che i materiali derivati dagli animali siano chiaramente indicati sulle etichette dei tessuti.
Una decisione che tutela anche la salute dei consumatori, in paricolar modo i portatori di allergie, che potranno così essere resi consapevoli dei pericoli insiti in un capo di vestiario.
Alla Commissione sarà dato mandato di elaborare uno schema di etichettatura entro settembre 2013, comprensivo di tutti i legami che possono esistere fra sostanze chimiche, come i coloranti, biocidi, nanoparticelle utilizzati nei prodotti tessili e le reazioni allergiche.
Il Parlamento ha ottenuto che i prodotti tessili che contengono simili prodotti riportino la dicitura "componente non-tessile di origine animale".
E sempre per rendere consapevoli i consumatori, il Parlamento ha proposto che la dicitura "made in" per le produzioni provenienti dall'extra Ue sia obbligatoria.
Il Consiglio si è dimostrato d'accordo nel portare la tematica al cospetto della Commissione.
Il fine dell'intervento richiesto alla Commissione è di avere una completa tracciabilità della produzione tessile.
Allo scopo, il rapporto atteso potrà essere accompagnato da una proposta legislativa.
Sul tema, è opinione del Parlamento che si debba ampliare l'utilizzo delle tecnologie, come i microchip e i tag Rfid in luogo delle classiche etichette per avere una maggiore certezza di tracciabilità e per veicolare correttamente le informazioni ai consumatori.
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