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Ambiente

Biodiversità: tutela da inserire nella nuova Pac

Biodiversità: tutela da inserire nella nuova Pac
Dato che l'Ue non è riuscita a raggiungere gli obiettivi 2012 sulla biodiversità, i deputati chiedono che le politiche comunitarie rispettino gli impegni presi e che i sussidi che danneggiano l'ambiente siano scovati ed eliminati. Ma per Rossi c'è il rischio finanziarizzazione dell'obiettivo.

23 Aprile 2012

Secondo quanto espresso dal Parlamento europeo con una risoluzione non legislativa approvata con 414 voti a favore, 55 contrari e 64 astensioni, la preservazione della biodiversità e degli ecosistemi dovrebbe essere una delle principali priorità politiche dell'Ue. 
La risoluzione è la risposta alla strategia sulla biodiversità 2020, presentata dalla Commissione europea nel maggio dello scorso anno.

I deputati citano studi recenti che indicano il constante declino della biodiversità nell'Ue, una perdita che ha un alto costo in termini economici.
Per il relatore della risoluzione, Gerben-Jan Gerbrandy, «secondo gli economisti ogni anno si perde il 3% del Pil a causa della perdita di biodiversità. Ciò costa all'Ue 450 miliardi di euro all'anno. Rispetto a queste cifre investire 5,8 miliardi di euro l'anno nel progetto Natura 2000 è un affare”.

La questione principale, sostengono i deputati, quindi, non è la nuova strategia, ma le prossime riforme delle politiche agricola e di pesca, oltre che il prossimo Quadro finanziario multi annuale.
I deputati affermano che la Pac non deve essere diretta solamente a garantire la sicurezza alimentare e lo sviluppo rurale, ma anche alla preservazione della biodiversità.

Pertanto, avendo finora fallito tale obiettivo, la Pac dovrebbe ricompensare gli agricoltori che adottano tecniche di produzione più rispettose dell'ambiente.
I pagamenti della Pac, compresi quelli previsti nel 2014, dovrebbero rispettare la protezione della biodiversità e degli ecosistemi, inclusi il rispetto degli habitat degli uccelli, l'utilizzo dell'acqua e dei pesticidi.
Le ispezioni in loco dovrebbero essere rafforzate per garantire il rispetto delle norme ambientali e tutti i sussidi che rischiano di provocare danni all'ambiente dovrebbe essere individuati ed eliminati entro il 2020.

Contrari e favorevoli
Oreste Rossi, che si è dichiarato «favorevole, in linea generale», alla strategia Ue sulla biodiversità approvata, ma anche «perplesso sull'elaborazione di nuovi strumenti finanziari ad hoc per la biodiversità», richiama l'attenzione prioprio attorno al rischio finanziarizzazione dell'obiettivo. «Secondo la relazione - ha spiegato Rossi in una nota - la biodiversità deve essere integrata in tutte le politiche strategiche e il finanziamento dovrà poggiare non solo sul denaro pubblico, ma anche sull'integrazione del valore della biodiversità e dei servizi ecosistemici nell'economia, nonché sullo sviluppo di strumenti finanziari innovativi. Tuttavia sulla scia di esperienze analoghe in altri settori, uno su tutti le politiche climatiche, temo che anche in questo caso la tendenza dell'Europa possa essere quella di finanziarizzare tali politiche. Ciò sarebbe preoccupante per il rischio di esporre gli operatori del settore all'ennesimo fallimento, vista la speculazione che regna nei mercati finanziari».

Per Andrea Zanoni, invece, «con l'approvazione del rapporto abbiamo sottolineato il bisogno di un maggior impegno Ue per fermare la perdita di biodiversità entro il 2020. Tra i provvedimenti più urgenti, rientra un'attività di pesca e agricoltura finalmente sostenibili, e lo stop allo sfruttamento indiscriminato di foreste e territorio».

La biodiversità deve valere per tutti
Il Parlamento europeo ha anche dato il proprio consenso a due accordi internazionali, con Liberia e Repubblica Centrafricana, per contrastare il disboscamento illegale e il degradamento delle foreste pluviali. I due paesi ospitano sul proprio territorio una parte consistente della totalità delle foreste pluviali africane.
Con una risoluzione adottata per alzata di mano, ha acconsentito alla stipula di accordi volontari di partenariato (voluntary partnership agreements) che impegnano i paesi partner a esportare,verso l'Ue, solo prodotti in legno legali, creando un sistema di licenze.
In cambio, l'Ue garantirà un accesso privilegiato al mercato comune per i prodotti in legno coperti da tali accordi.
Gli accordi coprono tutti i prodotti in legno esportati (non solo verso l'Ue), compresi i trucioli di legno per combustibile, i tronchi, il legname segato e i mobili in legno.
Nel caso della Liberia, saranno anche coperti i prodotti venduti sul mercato interno.
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