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Terra

Land grabbing, impennata nel primo trimestre

Sempre più difficile trovare un equilibrio fra tutela dei territori e diritto d'impresa.

04 Giugno 2012

Dell’annoso tema del land grabbing se ne sta occupando da tempo il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, che lo scorso anno ha pubblicato sul tema il libro Corsa alla terra, con cui spiega come l’accaparramento del suolo sia il vero affare del secolo.

Una sorta di neocolonialismo latifondista che se non fermato rischia di stravolgere l’equilibrio planetario sia dal punto di vista ambientale, sia da quello sociale.
Il libro è stato tradotto in spagnolo e presentato recentemente a Madrid.

Oggi Mario Borghezio comunica di aver formulato un'interrogazione alla Commissione europea per sapere «quali azioni intende intraprendere per la tutela dei territori acquisiti alle popolazioni più povere e al contempo per preservare il diritto di imprese europee ad effettuare acquisizioni». Borghezio parte dal fatto che nel primo trimestre dell’anno ben 2,5 milioni di ettari sono stati ceduti da parte di comunità locali a grandi imprese multinazionali.
Il fatto, secondo l’europarlamentare italiano va «a scapito delle popolazioni più povere del pianeta che nell 'ultimo decennio hanno visto aumentare la pressione per far abbandonare le loro terre dietro miseri compensi o addirittura, non avendo documentazione scritta, attraverso l'esproprio». Ricorda anche che presso la Fao a Roma è stata firmata all'unanimità una risoluzione fra i 124 Paesi che fanno parte del Comitato per la sicurezza mondiale alimentare per raggiungere una regolamentazione globale in merito alle transazioni fondiarie, che si occuperà anche delle foreste e delle aree di pesca. Ma secondo Borghezio tale regolamentazione è insufficiente in quanto prevede soltanto sanzioni morali a difesa delle popolazioni offese.