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Convegni
L'energia alternativa come "fonte" di competitività
23 Aprile 2010
La strategia europea sul clima e sulle fonti di energia alternativa non è stata varata soltanto per amore dell’ambiente e dell’aria pulita, quanto piuttosto per offrire un’opportunità forse unica di riconversione all’industria e all’economia del Vecchio Continente.
È questa la conclusione principale del convegno “La nuova politica europea per le fonti rinnovabili” organizzato dalla Rappresentanza a Milano della Commissione europea, in collaborazione con la Fondazione EnergyLab.
Come noto, l'Ue ha da tempo deciso di adottare una politica ambientale ed energetica più sostenibile: l’ultimo passo è stato il varo del pacchetto clima-energia (noto anche come 20-20-20), approvato definitivamente a fine 2008, che prevede la riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, l’aumento del 20% dell’efficienza energetica e il raggiungimento di quota 20% del consumo di energia primaria da fonti rinnovabili.
Secondo Carlo Corazza, direttore della Rappresentanza milanese della Commissione europea, la vera ragione dell’impegno continentale in questo campo non risiede soltanto nell’obiettivo del taglio della Co2 e della prevenzione dei cambiamenti climatici, che pure hanno sicuramente un peso importante.
Neppure il problema della sicurezza energetica (l’Europa non possiede né gas né petrolio in grandi quantità, ed è costretta a ricorrere a massicce importazioni dall’estero) basta a spiegare lo sforzo di Bruxelles. " La vera ragione che spiega perché il 10 gennaio del 2007 la Commissione europea abbia deciso di mettere sul tavolo il pacchetto 20-20-20 – ha spiegato Corazza – sta nella competitività. La continua crescita dei paesi emergenti impone all’Europa di avviare una nuova rivoluzione industriale, basata sulla creazione di un’economia a basse emissioni di carbonio".
Per realizzare questo mutamento l’Ue dovrà investire 2.800 miliardi di euro entro il 2050, ma l’investimento porterà risparmi per oltre 3.000 miliardi e oltre 6 milioni di posti di lavoro collegati alla green economy.
Tornando al pacchetto energia, ogni stato membro dell’Unione ha ricevuto obiettivi singoli da ottemperare entro il 2020, pena sanzioni a livello comunitario: l’Italia, ad esempio, per quella data dovrà raggiungere il traguardo del 17% del fabbisogno energetico coperto da fonti pulite.
Un obiettivo sicuramente ambizioso, considerato che nel 2005 le energie alternative ne coprivano appena il 5,2% e che da allora, nonostante gli sforzi compiuti dal sistema paese, i numeri non sono aumentati in misura sostanziale. Corazza si è comunque dichiarato ottimista per il raggiungimento dell’obiettivo nazionale in materia di rinnovabili.
Gli addetti ai lavori presenti al convegno hanno però evidenziato la necessità di una maggiore programmazione a livello statale per raggiungere questi traguardi, sinora troppo affidati alla singola iniziativa delle regioni. "È ragionevole pensare - ha riassunto Raffaele Tiscar, direttore generale Reti e servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia- che una squadra composta da 22 giocatori, ovvero le regioni italiane, possa vincere il campionato senza la guida di un allenatore, ovvero lo Stato? È chiaro che è difficile, soprattutto perché gli obiettivi europei sono da Serie A".
Entro giugno 2010 il Governo italiano dovrà infatti presentare a Bruxelles il piano di azione nazionale, che dettaglierà come raggiungere gli obiettivi previsti dalla direttiva europea, prevedendo anche il diverso contributo delle singoli regioni al raggiungimento dei target comunitari.
L’attesa per il provvedimento contribuisce anche ad alimentare il dibattito sul funzionamento del sistema di incentivazione in vigore in Italia, senz’altro uno dei più generosi a livello mondiale. Ma quel che è certo, ha evidenziato Nicola De Sanctis, direttore delle fonti rinnovabili di Edison, è che "le energie alternative non sono né una moda né una bolla speculativa, ma piuttosto un’industria solida che si sta sviluppando. D’altronde le fonti rinnovabili servono perché è necessario produrre energia".
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