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L'Europa chiede lumi sullo shale gas
21 Dicembre 2012
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Proprio per questo la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica, aperta fino al 20 marzo 2013, con l’obiettivo di raccogliere opinioni e suggerimenti su questo tema controverso, coinvolgendo cittadini, imprese, autorità pubbliche, istituzioni scientifiche, associazioni.
I giacimenti non convenzionali richiedono tecnologie diverse da quelle impiegate nell’estrazione classica degli idrocarburi. Lo shale gas, per esempio, è intrappolato negli scisti: per farlo uscire in superficie, occorre procedere con la “fratturazione idraulica”, iniettando un mix d’acqua e sostanze chimiche a elevata pressione nel sottosuolo.
Gli Stati Uniti hanno visto un boom dello shale gas negli ultimi anni, perché sono riusciti a perfezionare le tecniche estrattive, rendendole meno costose e più sicure.
Restano, però, molti dubbi sull’impatto ecologico, soprattutto in Europa: inquinamento delle falde acquifere, deterioramento del suolo, emissioni nocive causate dall’estrazione, sono tutti fattori da considerare attentamente, tanto più quando si pensa di perforare pozzi in aree densamente popolate o vicine a ecosistemi da preservare.
La Commissione, come si legge in una sua nota, intende «assicurare che eventuali sviluppi dei combustibili fossili non convenzionali siano accompagnati da opportune misure di protezione della salute, del clima e dell’ambiente».
La Francia ha già bandito le attività di questo tipo sul suo territorio, in attesa di valutazioni scientifiche più precise sull’argomento.
La Polonia è tra i Paesi europei con le maggiori riserve stimate di shale gas.
Lo scontro oppone chi sostiene che i bacini non convenzionali possano aumentare la sicurezza energetica europea, e chi misura soltanto i danni ecologici.
Bruxelles intende così proporre nel 2013 un quadro per gestire i potenziali rischi ed eliminare le lacune normative.
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