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Politica industriale

L'Europa deve tornare al primato nel manufacturing

L'Europa deve tornare al primato nel manufacturing
Per la Commissione europea è la competitività la risposta giusta per la ripresa economica. Tajani: l’industria Ue è sana e ne vanno sprigionate le potenzialità. Ma l'Italia è ultima per burocrazia.

17 Ottobre 2011

La Commissione europea ha presentato la comunicazione "Politica industriale: rafforzare la competitività", che esamina i risultati dell'industria sul piano della competitività nei vari Stati membri.
Complessivamente l'industria Ue ha le potenzialità per riportare l'economia europea in crescita.
Ma tra gli Stati membri ci sono notevoli differenze: la produttività media del lavoro nel settore manifatturiero va da quasi il 125% del valore aggiunto lordo per persona occupata in Irlanda a meno del 20% in Bulgaria.
La percentuale delle imprese innovatrici va dall'80% in Germania al 25% in Lettonia.
Le regolamentazioni antiburocratiche sono sviluppate in Finlandia, mentre l'Italia è all'ultimo posto della classifica.

Gli Stati membri sono così esortati ad attuare politiche forti e coordinate all'indirizzo dell'industria e delle Pmi. Per Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per l'industria e l'imprenditoria: «L'industria europea è un'industria sana ed è pronta ad affrontare le sfide della concorrenza. Il rallentamento della ripresa dovrebbe però indurci ad attribuire alla competitività e alla crescita una priorità ancora maggiore sull'agenda politica. Abbiamo bisogno di riforme strutturali in grado di sprigionare le potenzialità dei nostri imprenditori, che sono gli attori principali per la ripresa».

Il potenziamento della competitività globale dell'industria europea è essenziale poiché il 75% delle esportazioni dell'Ue è ascrivibile al settore manifatturiero che assicura anche l'80% della R&S dell'industria.

Come fare?
Per la Commissione bisogna passare a settori più innovativi e basati sulle conoscenze che presentano una maggiore produttività e risentono meno della concorrenza globale, come, le ecoindustrie, il settore delle apparecchiature elettriche e ottiche.
Bisogna incoraggiare l'innovazione mettendo in comune le risorse altrimenti limitate, riducendo la frammentazione dei sistemi. I mercati per le tecnologie abilitanti fondamentali (nanotecnologie, i materiali avanzati, la biotecnologia industriale) dovrebbero crescere addirittura del 50% entro il 2015, creando migliaia di nuovi posti di lavoro ad elevato valore aggiunto.
Ancora, bisogna promuovere la sostenibilità e l'efficienza nell'uso delle risorse, dando impulso all'innovazione e all'uso delle tecnologie pulite, migliorare il contesto imprenditoriale riducendo gli oneri amministrativi, valorizzare le potenzialità offerte dal mercato unico, favorire l'accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese.

In che stato siamo
Il tasso di produttività del lavoro per persona occupata nel manifatturiero è superiore alla media Ue in Irlanda, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Belgio, Lussemburgo e Svezia, mentre è al di sotto della media in Slovacchia, Polonia, Slovenia, Cipro, Ungheria, Repubblica ceca, Portogallo, Estonia, Lituania, Romania, Lettonia e Bulgaria.
La percentuale di imprese innovative tra tutte le imprese è elevata in Lussemburgo, Germania, Belgio e Portogallo, mentre è bassa in Ungheria, Polonia, Lettonia e Lituania. L'industria sta facendo un uso crescente di materiali riciclati e di succedanei innovativi.
A livello di efficienza industriale l'Ue si trova in generale su posizioni più avanzate rispetto agli Usa e sta colmando il divario con il Giappone.
Si registrano però notevoli differenze in termini di risultati tra Stati membri e settori industriali nell'Ue.
Burocrazia: il gruppo di paesi in cui la regolamentazione è meno onerosa per le imprese comprende Lussemburgo, Finlandia, Estonia, Cipro, Danimarca e Svezia, mentre le imprese che lamentano la situazione meno favorevole sono in Belgio, Portogallo, Grecia, Ungheria e Italia.

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