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Cantieristica

L'industria navale chiede all'Europa interventi immediati

L'industria navale chiede all'Europa interventi immediati
Calo del 93,5% di nuovi ordini, 42mila lavoratori hanno perso il posto. Se ne è discusso al Parlamento europeo al convegno “The Future of the European Shipbuilding Industry” organizzato dagli eurodeputati Andrea Cozzolino e Ville Itälä

Maria Palladino

24 Giugno 2010

La Commissione europea e gli Stati membri finora hanno messo a punto strategie condivise, pacchetti di misure, studi di settore ma alla fine non hanno mosso un dito” hanno sottolineato i rappresentanti dell'industria navale europea nel corso del convegno “The Future of the European Shipbuilding Industry” organizzato al Parlamento europeo dagli eurodeputati Andrea Cozzolino e Ville Itälä.

La crisi economica ha messo in ginocchio il settore, basti pensare che dal 2008 a oggi hanno perso il posto circa 42mila lavoratori dell'industria navale in tutta Europa.
La concorrenza di Cina e Corea sta dando il colpo di grazia perché gli aiuti di stato in quei Paesi sono consistenti e così le commesse pubbliche.

«Con la strategia Europa 2020 - ha rassicurato Ruth Paserman, che segue la cantieristica navale nel gabinetto del Commissario Tajani - il settore manifatturiero tornerà ad essere centrale». Attualmente però la crisi ha drasticamente ridotto le commesse anche in Italia.

Nel settore della crocieristica, decisivo per la cantieristica italiana, nel 2009 si é avuto un solo ordine per una nave da 130 mila tonnellate a Fincantieri da parte della Carnival.
Il calo del mercato Usa e l'effetto degli investimenti programmati in passato ha spinto gli operatori a una sostanziale paralisi in attesa di capire se e quando tornerà la crescita. In generale gli ordini sono diminuiti del 28% nel 2009 rispetto all'anno precedente, già segnato dalla recessione.

Resiste invece il comparto delle riparazioni navali e delle attività off-shore. Secondo i dati del Sindacato europeo dei lavoratori metallurgici (Emf) dal 2007 ad oggi in Europa c'è stato un calo di nuovi ordini del 93,5%, una drammatica diminuzione di domanda segnalata anche dal Cesa (Community of European Shipyards Associations).

«É necessario intervenire subito per salvare la nostra cantieristica navale - ha detto Andrea Cozzolino - attraverso un mix di interventi e di misure che ci può consentire di superare l'emergenza attuale e aprire una nuova fase di sviluppo orientata a una maggiore sostenibilità e sicurezza nei trasporti marittimi. Per sostenere i lavoratori in cassa integrazione si dovrebbe utilizzare il Fondo Sociale Europeo per finanziare percorsi formativi come é avvenuto per l'automotive e per concertare gli interventi va subito messa al lavoro una task force presso la Commissione Europea formata da imprenditori, sindacati, Regioni e Paesi coinvolti».

Un'altra proposta di Cozzolino è quella di chiedere alla Bei di intervenire per favorire l'accesso al credito per investimenti in nuove navi finanziando uno sconto sui tassi d'interesse applicati alle imprese.
Il futuro della cantieristica navale europea può tornare ad essere un futuro di crescita e di eccellenza ma bisogna agire su due fronti: salvare il comparto che rischia di essere travolto dalla recessione e dalla concorrenza sleale di Cina a Corea del Sud e investire su nuove tecnologie ecocompatibili, sulla ricerca e l'innovazione.
In autunno imprese, sindacati ed europarlamentari torneranno a fare pressione sulla Commissione e sugli Stati Membri affinché l'Unione Europea faccia la sua parte per non perdere una componente così rilevante della sua industria manifatturiera.

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