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L'Ue posticipa l'asta delle quote di CO2

L'Ue posticipa l'asta delle quote di CO2
La Commissione europea ha proposto di ritirare 900 milioni di permessi a partire dal 2013. Guido Busato di EcoWay auspica azioni di rafforzamento del mercato.

www.energia24.com

16 Novembre 2012

La Commissione europea ha proposto ufficialmente lo slittamento dell’asta per un blocco di quote di CO2 che avrebbero dovuto essere vendute nel periodo 2013-2015.
Si tratta di 900 milioni di quote, che saranno reimmesse in circolo alla fine della cosiddetta “fase tre” della piattaforma Ets (Emission trading scheme), quando il mercato della CO2 dovrebbe essersi risollevato dal delicato momento che lo affligge, con le quotazioni del carbonio calate bruscamente a causa della crisi economica e del calo della produzione industriale.

Nel dettaglio, 300 milioni di permessi saranno reinseriti nel 2019 e 600 milioni nel 2020.
Il rinvio, si legge in una nota della Commissione, «permetterà di ridurre il numero di quote da offrire all’asta nel breve periodo, mente la domanda rimane molto bassa, e di aumentarle in un secondo momento quando si presume che la domanda riprenda».

A tutela del mercato del carbonio, e per salvaguardare le sue intrinseche finalità ambientali, l’Unione sta anche pensando ad alcune “misure strutturali” (come il ritiro permanente di un blocco di quote) che saranno comunque sottoposte a consultazione pubblica.

I prezzi dei permessi si stabilizzeranno
«La proposta della Comunità Europea è un primo passo che confidiamo possa portare al rafforzamento del mercato Ets, strumento in grado di migliorare la competitività delle industrie europee e coniugarne la crescita con obiettivi ambientali e di efficienza energetica di medio-lungo termine - afferma Guido Busato, socio fondatore e Presidente di EcoWay, operatore italiano di carbon trading -. Auspichiamo che l’Ue possa adottare nuove incisive azioni di riequilibrio e rafforzamento del mercato e adottare misure che possano facilitare anche l’ingresso di Paesi attualmente fuori dall’Ets, come ad esempio Usa, Cina, India e Brasile, notoriamente tra i maggiori emettitori di anidride carbonica. Quanto al prezzo dei certificati negoziati sul mercato Ets, abbiamo assistito nelle ultime settimane ad un rialzo medio del prezzo della CO2 di oltre il 20% a testimonianza delle forti aspettative degli operatori per la proposta della Commissione europea. Una decisione, pertanto, già scontata e incorporata nei prezzi correnti che, tuttavia, riteniamo possano stabilizzarsi nel prossimo futuro. La possibilità di un sostanziale rialzo dei prezzi, ancora eccessivamente sensibili rispetto agli stress macroeconomici, soprattutto in relazione alla crisi dei debiti sovrani dell’area euro, rimane tuttora ancorata alla situazione economica complessiva e alle prospettive di crescita conseguenti, così come a una ulteriore estensione della proposta degli organi competenti di rimuovere in maniera permanente e non provvisoria parte dell’eccesso di offerta».

Come funziona l'Emission trading scheme
L’Emission trading scheme è uno dei meccanismi flessibili introdotti dal Protocollo di Kyoto al fine di ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei Paesi industrializzati e in quelli a economia in transizione. Il sistema si basa su un mercato di scambio di “diritti di emissione” che, fissando un tetto massimo alle emissioni degli impianti industriali ad alto consumo energetico, prevede l’allocazione di un determinato numero di permessi a ciascun impianto.
Ogni anno i gestori di questi impianti sono tenuti a restituire un numero di permessi pari alle emissioni realmente prodotte.
A partire dal 2005, anno della sua introduzione, l’Ets si è rivelato un sistema incentivante ed efficace per coniugare obiettivi di tutela ambientale e strategia industriale, in quanto si tratta di un sistema premiante. Se, infatti, l’impianto industriale emette meno emissioni rispetto al numero di permessi ricevuti ogni anno, il surplus può essere venduto. Qualora, invece, le emissioni fossero superiori rispetto ai permessi assegnati, la differenza può essere coperta tramite efficientamento tecnologico oppure con l’acquisto dei permessi mancanti.

La fase tre del sistema Ets, lo ricordiamo, partirà dal primo gennaio 2013: da quel momento l’asta diventerà il principale strumento di assegnazione di quote di emissione per i circa 11.000 impianti industriali inquinanti europei al momento soggetti al meccanismo, che producono più o meno il 40% delle emissioni dell’Ue.
Fino ad ora l’assegnazione delle quote è stata gratuita, mentre nel 2013 oltre 50% sarà messo all’alta, percentuale che salirà di anno in anno fino ad abbracciare, nel 2020, la torta completa dei permessi. Inoltre, sarà introdotto un massimale unico di quote per tutta la Ue, che prenderà il posto degli attuali 27 massimali nazionali.
L’obiettivo di questo terzo periodo, che segna un po’ la fine della “fase pilota” per l’Ets, è quello di ridurre del 21% le emissioni degli impianti industriali ed energetici rispetto ai livelli del 2005.

Nel frattempo il mercato del carbonio va avanti: si è chiusa la prima settimana di aste “primarie” di quote CO2 organizzate a livello europeo sulla Piattaforma d'Asta Comune transitoria (T-Cap). Il Gse, che assolve al compito di responsabile del collocamento delle quote di emissione italiane, ha incassato per conto dello Stato italiano 16.247.910 euro, collocando all'asta oltre 2 milioni di quote a un prezzo che si è attestato tra 8,49 e 7,30 euro.
La piattaforma comune, gestita dalla tedesca European Energy Exchange (Eex), è tata inaugurata il 13 novembre scorso e sarà operativa ogni martedì e giovedì per collocare sul mercato 120 milioni di quote di emissione di 25 stati membri dell'Ue.
Oltre l'Italia hanno operato sulla piattaforma i responsabili del collocamento di altri 10 stati membri (Austria, Bulgaria, Finlandia, Francia, Lettonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia).
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