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Politica agricola comune

La nuova Pac sarà equa, ecologica e meno burocratica

Il Parlamento europeo ha deciso l'impianto con cui affrontare i negoziati con Consiglio e Commissione. Entro giugno va chiuso il pacchetto per far ridecollare l'agricoltura europea.

13 Marzo 2013

Per la prima volta nella storia il Parlamento europeo ha poteri legislativi per riformare la Politica agricola comune per il prossimo settennio. Pertanto la nuova Pac sarà decisa congiuntamente da Parlamento, Consiglio e Commissione.
La fase dei triloghi, fa sapere il Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, inizierà l'11 aprile: «in questa fase ci confronteremo con Consiglio e Commissione sull'intero impianto della riforma, sul quale contiamo di raggiungere un accordo entro la conclusione del semestre di presidenza irlandese, entro giugno».

Tecnicamente oggi l'Aula di Strasburgo ha votato i mandati a farlo.
Il progetto di mandato per i negoziati con gli Stati membri sulle future regole di pagamenti diretti è stato approvato con 427 voti a 224 con 32 astensioni.
Quello per i negoziati con gli Stati membri sulle norme future per lo sviluppo rurale è stato approvato con 556 voti favorevoli, 95 contrari e 18 astensioni.
Il progetto di mandato per i negoziati con gli Stati membri sulla futura organizzazione comune di mercato è stato approvato con 375 voti a 277 contrari e 24 astensioni.
Quello per i negoziati con gli Stati membri in materia di norme di finanziamento, di gestione e di monitoraggio è stato approvato con 474 voti favorevoli, 172 contrari e 23 astensioni.

Dopo i voti Paolo De Castro, ha rilevato che è stato «raggiunto un giusto equilibrio tra sicurezza alimentare e miglioramento della protezione ambientale, in modo che la nuova politica agricola Ue sia in grado di fornire ancora più beni pubblici ai cittadini. Ma deve anche essere resa meno burocratica e più equa per gli agricoltori, non da ultimo per rafforzarli per far fronte a situazioni di crisi. Questa sarà la nostra posizione al momento di negoziare la sua forma definitiva con gli Stati membri».

Spazio ai giovani e ai piccoli
Gli agricoltori di nessun Stato membro dovrebbero ricevere meno del 65% della media Ue.
Il Parlamento ha anche votato a favore della pubblicazione dei beneficiari dei finanziamenti agricoli e ha inserito un elenco di proprietari terrieri, come gli aeroporti e le società sportive, che dovrebbero essere automaticamente esclusi dal finanziamento comunitario a meno che non dimostrino che l'agricoltura contribuisce a una quota sostanziale del loro reddito.
I giovani agricoltori dovrebbero ottenere un 25% in più sui pagamenti, per un massimo di 100 ettari, e gli Stati membri dovrebbero essere liberi di utilizzare più fondi per sostenere i piccoli agricoltori.
Il Parlamento ha sostenuto la proposta della Commissione di stabilire un tetto massimo per i pagamenti diretti a qualsiasi azienda a 300.000 euro, e di ridurre sostanzialmente i pagamenti per chi riceve più di 150.000 euro.
Ciò non si applicherebbe alle cooperative che ridistribuiscono i pagamenti ai propri membri.

Greening più accettabile
Il 30% dei bilanci nazionali per i pagamenti diretti dovrebbe essere subordinato al rispetto delle misure di greening obbligatorie, ma sottolineano che misure devono essere rese più flessibili e graduali.
Le tre misure principali (diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti e creazione di aree di interesse ecologico), rimarrebbero tali, ma con alcune eccezioni, ad esempio, per prendere in considerazione le dimensioni dell'azienda.

La sfida del mercato
Per aiutare gli agricoltori a far fronte alla volatilità del mercato e a rafforzare la loro posizione contrattuale sui prezzi, le organizzazioni degli agricoltori dovrebbero avere nuovi strumenti a disposizione ed essere autorizzate a negoziare contratti per conto dei loro membri.

Quote latte, zucchero e vino
Per garantire che la fine delle quote latte non comporti una crisi nel settore lattiero-caseario si devono prevedere aiuti per almeno tre mesi per i produttori di latte che hanno volontariamente tagliato la produzione di almeno il 5%. Emendamenti che chiedevano una proroga delle quote latte, oltre la data di scadenza del 2015, sono stati respinti.
Il Parlamento ha posto il veto a proposte di permettere la fine delle quote per lo zucchero, in scadenza nel 2015, per consentire ai produttori di barbabietole di prepararsi alla liberalizzazione del settore prevista nel 2020.
Il diritto d'impianto della vite dovrebbe anche essere prorogato fino ad almeno il 2030.

Ultimo, ma non ultimo, va ridotta la burocrazia e garantire che le sanzioni contro la violazione delle regole europee siano proporzionate.

Per Giovanni La Via, relatore per il regolamento relativo a finanziamento, gestione e monitoraggio della Pac, «abbiamo bisogno di ridurre il tempo speso dagli agricoltori sulle scartoffie. Gli Stati membri dovrebbero poter creare una richiesta di aiuti che resta valida per diversi anni, in modo che gli agricoltori non debbano registrare la loro richiesta di ogni anno, ma solo quando ci sono cambiamenti».

Carlo Fidanza, membro della Commissione Agri, sottolinea come il voto del Parlamento europeo sulla nuova Pac «rimedia a molti dei danni contenuti nella proposta legislativa originaria del Commissario Ciolos». 

Insieme a Marco Scurria fa notare come siano state salvaguardate produzioni fondamentali per l'Italia come vino, riso e olio, e come siano state ammorbidite le previsioni iniziali sul greening, che «diventa un pagamento aggiuntivo e non obbligatorio, dal quale saranno esclusi gli agricoltori che sviluppano pratiche agro-ambientali».
Sul fronte delle dotazioni finanziarie è stata ottenuta una importante riduzione dei tagli ai contributi per l'Italia.

Parere contrario di Zanoni: troppi favori alle lobby
Andrea Zanoni, membro della Commissione ambiente, dichiara di aver votato contro le quattro relazioni. «Questa è la vittoria delle grosse imprese agricole della monocoltura - dice in una nota - questa è la vittoria delle sovvenzioni all'agricoltura industriale che va contro la salute dei cittadini. Ho votato contro a questa Pac perché obbedisce solo agli interessi delle grandi lobby agricole, fatte di colture intensive e pesticidi, e non incentiva come invece avrei voluto il greening e il biologico».