Building, Energy & Environment
Impianti
Limiti più severi sulle emissioni industriali
07 Luglio 2010
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Adesso il Consiglio dovrà adottarla formalmente.
Il testo aggiorna e riunisce sette diverse legislazioni, inclusa la Direttiva sui grandi impianti di combustione e quella sulla Prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (Ippc); quest'ultima copre circa 52.000 impianti industriali e agricoli con grande potenziale d'inquinamento, dalle raffinerie agli allevamenti di maiali.
«Dopo oltre due anni di negoziati difficili, abbiamo raggiunto un compromesso che contribuirà a migliorare l'attuazione della direttiva - ha commentato Holger Krahmer, relatore per il Pe -. Rispetto alla situazione attuale, l'accordo offre maggiore chiarezza e condizioni eque in tutta Europa sui requisiti ambientali per gli impianti industriali».
Con questo provvedimento si stabiliscono dal 2016 limiti più severi per le emissioni di sostanze considerate dannose per la salute come ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri.
Limiti che però potrebbero invece non essere mai applicati a un certo numero d'impianti di vecchia data che cessino ogni attività nel 2023 o 17.500 ore di lavoro dopo il 2016.
Le nuove centrali elettriche ed energetiche dovranno comunque conformarsi alle nuove regole entro il 2012. Deputati e governi nazionali, inoltre, si sono accordati anche sulla possibilità, per gli Stati membri, di utilizzare piani nazionali transitori per un certo numero d'impianti di combustione, inclusi quelli a combustibili fossili, e avere cosi tempo fino a luglio 2020 per conformarsi alle nuove regole.
Inoltre, secondo le nuove norme approvate dal Pe, gli impianti coperti dalla Direttiva Ipps dovranno utilizzare le migliori tecniche disponibili sul mercato (Best available techniques o Bat) per ottimizzare le loro prestazioni ambientali al fine di ricevere il permesso di attività.
Gli Stati membri avranno la possibilità di applicare in modo flessibile queste regole solo se il livello complessivo di protezione ambientale è mantenuto invariato. Su questo punto gli eurodeputati hanno chiesto ai governi di dimostrare che i costi relativi all'applicazioni dei nuovi limiti sono sproporzionati rispetto ai benefici in termini ambientali, a causa di ragioni tecniche o circostante locali specifiche. Per evitare che tale flessibilità porti a una disapplicazione ingiustificata delle nuove regole, ogni decisione di questo tipo dovrà essere seguita da una valutazione d'impatto.
«La nuova direttiva - spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - colma solo in parte le gravi lacune della legislazione vigente rilevate nell'applicazione delle migliori tecniche disponibili per la mancanza di disposizioni chiare in materia, per il ruolo poco chiaro dei documenti di riferimento e per la possibilità concessa alle autorità nazionali di non attenersi a tali disposizioni nella procedura di autorizzazione».
E «ancora una volta sono consentite deroghe all'adeguamento alle migliori tecniche disponibili per gli impianti più vecchi e inquinanti».
Tra i peggiori impianti industriali per inquinamento atmosferico nel 2008 svettano anche tre italiani: l'Ilva di Taranto, con le sue 248.000 tonnellate di monossido di carbonio, 12.500 tonnellate di ossidi di azoto (NOx), 12.700 tonnellate di ossidi di zolfo (SOx), 11,2 tonnellate di piombo, 105 kg di mercurio e i 97 grammi di diossine e furani, l'Italiana Coke di Savona con 16,6 tonnellate di benzene emesse e lo stabilimento Enipower di Ferrera - Erbognone con 1,8 tonnellate di nichel prodotte.
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