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Commercio internazionale

Made in: il manifatturiero europeo non chiede barriere, ma equità

Made in: il manifatturiero europeo non chiede barriere, ma equità
A Ginevra Cristiana Muscardini ha incontrato Pascal Lamy, dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, per fare il punto sulla regolamentazione della denominazione di origine dei prodotti provenienti da Paesi extra-Ue. Il made-in va visto come un facilitatore al commercio, non come un inibitore.

16 Luglio 2010

Il manifatturiero europeo non vuole barriere o ostacoli, ma una competizione equa e trasparente. Questa può essere la sintesi dell'incontro tenutosi a Ginevra tra Cristiana Muscardini, Vicepresidente della commissione commercio internazionale al Parlamento europeo e Pascal Lamy, Segretario Generale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio sul regolamento per la denominazione di origine di alcuni prodotti provenienti dai paesi terzi, regolamento che é all'attenzione della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo.

«È giusto - ha detto Cristiana Muscardini - che le istituzioni si tengano reciprocamente al corrente sui passi che si intendono fare per affrontare un tema così delicato e vitale per l'economia del futuro, il commercio internazionale e la mondializzazione, specie nell'eterna attesa di Doha. Queste richiedono da parte di tutti una particolare sensibilità affinché le scelte che saranno prese vadano incontro a un interesse generale, prima di tutto la tutela dei consumatori e il rispetto delle regole che consentono che il mercato sia libero e dominato da una concorrenza leale».

Lamy ha apprezzato la sensibilità del Parlamento europeo che ha deciso di metterlo a conoscenza dei lavori mentre questi sono ancora in corso e ha confermato l'esistenza di regolamenti in Paesi che sono partner e competitor commerciali dell'Unione.

Muscardini ha sollevato questioni riguardo al commercio internazionale e Doha, comprese quelle legate alla sua relazione approvata dal Parlamento europeo nella scorsa legislatura su di un nuovo sistema organizzativo capace di velocizzare i tempi e dare più potere al segretariato per favorire l'economia reale e perciò le imprese e l'occupazione.

Lamy ha ritenuto interessante che nella proposta di relazione si sia evidenziata la necessità di non porre ostacoli tecnici al commercio internazionale, ma anzi di tentare attraverso la denominazione di origine per alcune categorie merceologiche di garantire una maggiore trasparenza e diritto all'informazione attraverso regole di origine non preferenziali, armonizzate in seno all'Omc.

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