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Meccanica

Marcegaglia: tempo di muovere verso una politica industriale europea

Marcegaglia: tempo di muovere verso una politica industriale europea
Al consesso organizzato da Anima, Federazione delle associazioni nazionali dell'industria meccanica e affine, la presidente di Confindustria ha ribadito le leve sulle quali puntare per tornare a essere competitivi.

Antonella Camisasca

08 Luglio 2010

«Forte di una moneta unica, ma penalizzato da politiche fiscali ed economiche del tutto diverse, il meccanismo di competitività europea non regge». Parla dinanzi una platea a lei familiare Emma Marcegaglia che, a Milano, è intervenuta all'assemblea annuale dei soci di Anima, l'organizzazione industriale di categoria che, in seno a Confindustria, rappresenta le aziende della meccanica varia e affine con oltre 190.000 addetti e un fatturato sopra i 40 miliardi di euro, di cui la metà si basa sull'export.

Essere presenti sui mercati più promettenti, anche delocalizzando la produzione diventa allora la parola d'ordine per combattere una crisi che, se nel 2010 è andata attenuandosi, in Europa e in Italia continua a essere «discontinua e problematica». A dirlo sono anche i dati riportati da Sandro Bonomi, presidente della già citata Federazione delle associazioni nazionali dell'industria meccanica varia e affine, che ha sottolineato come, «dal 2007 al 2009, le esportazioni verso il Vecchio Continente sono passate dal 60 al 51%».

Certo, i dati aggregati parlano di un fatturato consuntivo che, nelle previsioni, rispetto a un anno fa, dovrebbero passare da -13,8% a +2,1% e di un più attenuato calo dell'occupazione a fronte di investimenti stabili sui livelli del 2009. Ma l'Europa non può fare a meno dell'industria, soprattutto quella di base. «Per sostenerne il ruolo centrale - sottolinea Marcegaglia - occorre agire visto che, contemplando nel computo la produzione di energia e telecomunicazioni e i servizi strettamente connessi, l'industria cuba oltre il 45% del Pil europeo».

Così, oltre alla fiducia nell'operato di Antonio Tajani, vice presidente della Commissione europea e commissario per l'industria, «che sta lavorando per riportare al centro della politica europea il ruolo del nostro comparto», le richieste al Governo italiano a favore di quella che Marcegaglia ha ricordato essere ancora «la quinta potenza industriale a livello mondiale e il secondo Paese dietro la Germania per quanto riguarda la produzione industriale pro capite», muovono su diversi fronti.

Primo fra tutti l'eliminazione dell'eccesso di burocrazia che immobilizza un Paese, che non ha bisogno di «nuove norme, ma di far rispettare quelle che già esistono». In tal senso la richiesta è di ricreare i comitati di controllo nati per la semplificazione delle regole, includendo al loro interno non solo i politici, ma anche rappresentanti d'impresa e cittadini. Non meno importante è, poi, la liberalizzazione di una serie di mercati, energia e trasporti in primis, eliminando forzature insostenibili come le tariffe minime per i professionisti.

Ridurre la spesa pubblica che, in Italia, negli ultimi 9 anni è aumentata di 6 punti percentuali del Pil, contro una Germania che ha una spesa pubblica in linea alla nostra, ma un economia grande il doppio «non è più una questione rinviabile». In linea con Marcegaglia, anche Bonomi si aspetta che il Governo operi «per dar corpo alla Direttiva europea che impone alle Pubbliche amministrazioni degli Stati membri tempi di pagamento non superiori ai 60 giorni».

Ma non solo. A gran voce, dinanzi la platea dei soci Anima, le richieste riguardano anche la battaglia alla contraffazione e «uno stanziamento chiaro a favore delle aziende che investono in ricerca e innovazione» con un occhio di riguardo ai settori che trattano energie rinnovabili ed efficienza energetica. Il che, per Bonomi, va tradotto nella realizzazione di un Piano Nazionale di sostegno alle energie rinnovabili che sia contestuale al Piano straordinario per l'efficienza energetica che il Governo deve presentare alla Commisione europea entro fine anno.

Così, se la richiesta in merito alla Tremonti-Ter è che venga prorogata fino a tutto il 2012 «per assicurare concreto sostegno alla ripresa», al ministro dell'Economia e delle finanze si rivolge anche Massimo Falcioni. Avvezzo a parlare la lingua dei crediti commerciali, il direttore centrale commerciale e marketing del Gruppo assicurativo Euler Hermes Siac, auspica l'allineamento dell'Italia ai ben più bassi livelli di tassazione applicati negli altri Paesi europei per chi utilizza strumenti di medicazione del rischio «che, oggi, alle nostre piccole e medie imprese, costano un'aliquota del 12,5% insostenibile in ottica di competitività».

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