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Net neutrality sul tavolo dell’Europa

Net neutrality sul tavolo dell’Europa
Avviate consultazioni sul tema. Si dovrà appurare se è opportuno che i fornitori di servizi Internet possano dare priorità al traffico Web e se tali pratiche possano creare problemi o avere effetti iniqui per gli utenti.

Emanuele Bruno

01 Luglio 2010

Negli Usa sono all'ordine del giorno polemiche e vicende giudiziarie con al centro la cosiddetta “net neutrality”.
Contro provider che assumono comportamenti impropri, gestendo in maniera che in qualche caso viene ritenuta non del tutto “neutra” e probabilmente arbitraria il traffico broadband (nella maggior parte dei casi rallentando artatamente le operazioni di file sharing senza avvertire gli utenti) hanno reagito i consumatori riuniti in azioni non solo difensive di class action.

Per converso, sempre Oltreoceano sono pure fioriti gli studi atti a sostenere che sull'altare del rispetto della “net neutrality” si possa finire per inibire la piena libertà d'azione degli operatori e, alla fine, anche lo sviluppo del business sulla Rete.

Senza entrare nel merito di aspetti contradditori dello sviluppo digitale, non si può comunque fare a meno di prendere atto come negli ultimi anni Internet abbia subito cambiamenti radicali.
Sempre più persone utilizzano connessioni veloci a banda larga e sono in aumento i servizi che richiedono capacità elevate di trasferimento dati, come la televisione via internet e la condivisione di video.
Attraverso il protocollo VoIp è poi possibile telefonare sfruttando una connessione Internet. In questo contesto i fornitori di servizi Internet hanno messo a punto degli strumenti per differenziare i siti Web e le applicazioni a cui gli utenti accedono sulle loro reti, in modo da evitare congestioni e facilitare un uso più efficiente della rete.
Si parla in questo caso di “gestione del traffico”, che può servire ad assicurare che le reti funzionino correttamente e a fornire servizi avanzati. Allo stesso tempo però queste tecniche possono causare un rallentamento dell'accesso a servizi o applicazioni identificati dal gestore come non prioritari.

Così appare quanto meno sensata e forse perfino ritardata la decisione che l'Europa, e nella fattispecie la Commissione europea, abbia avviato una consultazione sul tema. Il crinale su cui ci si muove è molto stretto. La vicepresidente Neelie Kroes ha dichiarato in proposito: «Mi sono impegnata a mantenere la rete Internet aperta e neutrale. I consumatori devono poter accedere ai contenuti che desiderano, mentre i fornitori di contenuti e gli operatori dovrebbero beneficiare di incentivi adeguati a favore dell'innovazione. La gestione del traffico e la neutralità della rete, però, sono questioni molto complesse e non do per scontato che un approccio debba prevalere sull'altro. Tutti i contributi, da qualunque parte provengano, saranno utili per esaminare tutti gli aspetti con attenzione ed estrema obiettività, per ottenere il giusto equilibrio tra i vari interessi in gioco e per individuare gli interventi eventualmente necessari».

La consultazione dovrà in sostanza appurare se è giusto ed opportuno che i fornitori di servizi Internet possano impiegare determinate pratiche per la gestione del traffico (dando priorità ad un tipo di traffico internet rispetto a un altro), se tali pratiche possano creare problemi o avere effetti iniqui per gli utenti. Va pure determinato se si tratti di problemi risolvibili definendo regole generali, ma lasciando poi ampio margine all'autoregolamentazione o se vanno previsti interventi più incisivi e cogenti.

L'intenzione di cominciare ad affrontare questi temi era stata espressa dalla Kroes già ad aprile. Tutte le parti interessate (fornitori di servizi e di contenuti, consumatori, imprese e ricercatori) sono invitati a rispondere alla consultazione entro il 30 settembre 2010.

Dopo la consultazione è prevista la messa a punto (entro la fine di quest'anno) di una relazione della Commissione che potrebbe pure suggerire la necessità di ulteriori azioni o approfondimenti.

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