Agroindustry, Food & Health
Organismi geneticamente modificati
Ogm: sì al diritto nazionale di divieto di coltivazione
06 Luglio 2011
Nome: Sergio
Cognome: Berlato
Gruppo Parlamentare: PPE
E-mail: sergio.berlato@europarl.europa.eu
Nome: Oreste
Cognome: Rossi
Gruppo Parlamentare: EFD
E-mail: oreste.rossi@europarl.europa.eu
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Tag agricoltura, ambiente, biodiversità
La Commissione aveva proposto di concedere a tutti gli Stati membri Ue il diritto di divieto, ma non per motivi di salute o ambientali. Questi, infatti, dovevano essere valutati esclusivamente dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare.
Per dare una base giuridica più solida nell'ambito delle regole del commercio internazionale, il Parlamento ha chiesto che agli Stati membri non sia impedito addurre motivi ambientali complementari, che potrebbero includere la resistenza ai pesticidi, la conservazione della biodiversità o la mancanza di dati sulle potenziali conseguenze negative per l'ambiente.
Tutti gli Stati membri devono adottare misure per prevenire la contaminazione dell'agricoltura convenzionale o biologica da colture geneticamente modificate e assicurare che i responsabili di questi incidenti possano essere ritenuti finanziariamente responsabili.
Un controllo, a livello europeo, della sicurezza e dell'autorizzazione continuerà a essere il presupposto per consentire la crescita degli Ogm.
Attualmente nell'Ue sono autorizzati per la coltivazione solamente un ceppo di mais geneticamente modificato e una patata modificata. La maggior parte degli Stati membri, attualmente, non coltiva questi prodotti per la commercializzazione. Austria, Francia, Grecia, Ungheria, Germania e Lussemburgo hanno attivato la cosiddetta "clausola di salvaguardia", prevista nell'attuale direttiva Ue (2001) per vietare espressamente la coltivazione di taluni Ogm.
I commenti italiani
Negativo il commento di Sergio Berlato, membro della Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare, che ha espresso alla Commissione Europea le sue perplessità in merito alla possibilità per gli Stati Membri di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul loro territorio. «Ritengo - ha dichiarato in una nota - che sia inopportuno imporre ulteriori restrizioni all'unica tecnologia che garantisce contemporaneamente incrementi di produzione e sostenibilità ambientale; sarebbe piuttosto necessario rafforzarla e migliorarla, poiché entro il 2050 la richiesta mondiale di prodotti agricoli aumenterà del 70%». Bisognerebbe invece, per Berlato, incrementare gli investimenti a favore della ricerca e della sperimentazione da parte dell'ente pubblico affinché questo settore non rimanga in mano alle multinazionali.
Favorevole il commento di Oreste Rossi, che si è dichiarato «pienamente d'accordo» con la proposta della Commissione ambiente dell'Europarlamento, di cui è membro e coordinatore per il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia di concedere agli Stati membri la facoltà di vietare la coltivazione di Ogm. «Se il motto dell'Europa è uniti nella diversità - ha affermato Rossi- non capisco per quale motivo ci si opponga a lasciare liberi i Paesi membri di decidere sul divieto di coltivazione degli Ogm». Secondo Rossi, inoltre, «è indispensabile una pianificazione urbanistica e rurale per utilizzare al meglio il suolo. Il nostro obiettivo è la tutela del consumatore, attraverso la prevenzione della resistenza ai pesticidi, nonché la conservazione di pratiche agricole più sostenibili e la difesa della biodiversità».
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