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Politica agricola comune

Pac 2014-2020, trovato l'accordo

Parlamento europeo, Consiglio e Commissione chiudono il negoziato sulla prossima politica agricola. Soddisfatto De Castro, meno Fidanza. Greening, vino, olio, agricoltori attivi e giovani gli atout.

27 Giugno 2013

Un evento di «eccezionale importanza per milioni di agricoltori europei».
Così Paolo De Castro definisce l’accordo politico trovato tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione europea.
Il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ricorda come l’accordo sulla riforma della politica agricola comune post 2014 arrivi dopo due anni di lavoro, circa 8.000 emendamenti presentati, cinquanta incontri interistituzionali.
Ora per De Castro «abbiamo una riforma significativamente migliorata rispetto alla proposta iniziale della Commissione, una riforma che premia il lavoro e l’impresa, una riforma più verde, più equa, flessibile, orientata ai giovani e in grado di dare risorse ai soli agricoltori professionali, cercando di fornire loro strumenti per organizzarsi ed essere più forti, più competitivi».

Gli obiettivi raggiunti con questo accordo, sottolinea De Castro, sono molteplici: dall’esenzione dal greening (misure ambientali) per le colture mediterranee (oliveti, agrumenti, ecc.) e per le colture sommerse (riso), al blocco della liberalizzazione selvaggia dei diritti di impianto dei vigneti che tutela le produzioni di qualità e introduce un nuovo sistema di autorizzazioni a partire dal 2016; dalla rivisitazione del regime di aiuti per il settore dell’olio in un'ottica più efficace e funzionale, al reinserimento del grano duro tra beneficiari dell’intervento pubblico; dalla programmazione produttiva estesa ai prosciutti dop e igp all’incremento degli aiuti ai giovani agricoltori.

Il tutto, ribadisce, «valorizzando e sostenendo solo i veri agricoltori con comprovate capacità professionali ed economiche. Importanti traguardi dunque che, se si raggiungerà un accordo sul bilancio pluriennale dell’Unione, scriveranno le pagine dell’agricoltura europea dei prossimi sette anni».

Fidanza: un accordo con penalità per l'Italia
Per Carlo Fidanza l'accordo politico sulla riforma della Pac raggiunto «rappresenta forse il miglior compromesso possibile date le condizioni di partenza, ma non possiamo nascondere le tante criticità e preoccupazioni».

Dopo la chiusura dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione sulla Pac 2014-2020, però, «rimane troppo penalizzante la dotazione nazionale per l'Italia, frutto di una scellerata ripartizione degli aiuti in base agli ettari che penalizza chi come noi fa agricoltura intensiva e di qualità. E troppo pesanti saranno le conseguenze su alcuni comparti già provati dalla situazione di mercato, penso in particolare alla zootecnia da carne e da latte, soltanto parzialmente alleviate dal tetto massimo al 30% del taglio al premio Pac e dagli aiuti accoppiati».

Anche per Fidanza gli obblighi del greening, «originati da un ecologismo perverso e appesantiti da troppa burocrazia», sono stati mitigati, anche se rimangono gravosi per la nostra agricoltura.

Le cose positive: riso, vino, giovani agricoltori
Grazie al lavoro del Parlamento europeo, ricorda però Fidanza, «abbiamo ottenuto l'esenzione per il riso e le colture arboree. Qualche segnale positivo sui diritti di impianto vitivinicoli, sui giovani agricoltori, sulla definizione di agricoltore attivo e sulla semplificazione burocratica ma ancora troppa timidezza sulle misure per la gestione delle crisi».

Per Fidanza, senza mezzi termini, poteva andare peggio, «ma se vogliamo dare all'agricoltura il ruolo che compete a un settore che definiamo primario, non possiamo accontentarci».