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Pacchetto di norme anti crisi salva i Fse per l'Italia

Pacchetto di norme anti crisi salva i Fse per l'Italia
Tra le misure entrate in vigore un ammorbidimento sulle norme del disimpegno che consentiranno all'Italia di non perdere 56 milioni di fondi che rischiavano di dover tornare a Bruxelles dopo la scadenza del termine per i pagamenti di fine 2009.

Maria Palladino

02 Luglio 2010

Circa 775 milioni di euro saranno versati come anticipi addizionali a Estonia, Lettonia, Lituania, Romania e Ungheria per far fronte ai problemi immediati di liquidità conseguenti alla crisi.
Si tratta di una delle iniziative che rientrano nel pacchetto di misure adottato dalla Commissione europea in questi giorni per semplificare la gestione dei fondi strutturali e di coesione.

Le norme sono state varate dalla Commissione che aveva presentato la sua proposta nel luglio 2009, proposta discussa dal Parlamento europeo e adottata dagli Stati membri in sede di Consiglio il 3 giugno 2010.
Le modifiche sono entrate in vigore il 25 giugno 2010.

La decisione intende far fronte alle conseguenze della crisi in corso che rende più difficile per gli Stati membri e le regioni utilizzare pienamente i fondi europei erogando i cofinanziamenti necessari nei tempi richiesti.

Nel pacchetto rientra anche un ammorbidimento delle norme sul disimpegno grazie al quale resteranno in Italia 56 milioni del Fondo Sociale Europeo impegnati nel programma operativo della Regione Siciliana per l'anno 2007, che rischiavano di tornare a Bruxelles dopo la scadenza del termine per i pagamenti a fine 2009.

In considerazione delle difficoltà incontrate in quasi tutti gli Stati interessati, la Commissione ha deciso infatti di posticipare i termini fissati con la regola di "disimpegno N+2" in base alla quale risorse impegnate nel 2007 devono essere effettivamente spese e certificate entro la fine del 2009 altrimenti tornano automaticamente nel bilancio dell'Ue.

Grazie alle modifiche introdotte, gli impegni per il 2007 non spesi entro il 2009 potranno essere distribuiti sugli anni successivi di programmazione.
Questo consentirà di evitare la perdita di circa 220 milioni di euro (125 milioni di euro per la Spagna, 56 milioni di euro per l'Italia, 9 milioni di euro per il Regno Unito, 6 milioni di euro per la Germania, 4 milioni di euro per i Paesi Bassi e 20 milioni di euro per progetti di cooperazione fra vari paesi).

Tra le altre misure adottate c'é l'introduzione di una soglia unica di 50 milioni di euro per i "grandi progetti", quelli cioè che richiedono l'approvazione della Commissione, che potranno essere finanziati mobilitando più strumenti e fondi. Questo nuovo massimale fa sì che progetti ambientali di dimensioni più ridotte possano essere approvati dagli Stati membri, con un avvio più rapido.

Inoltre saranno introdotte procedure più semplici per la revisione dei programmi in modo da rendere possibile un adeguamento più rapido a uno scenario che la crisi ha reso profondamente diverso da quello in cui i programmi sono stati elaborati.

Grazie alle nuove misure sarà inoltre possibile introdurre programmi di credito intesi a stimolare la spesa nel campo dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili nelle abitazioni e sarà attenuato l'obbligo di mantenere gli investimenti programmati.
In particolare quest'ultima norma sarà applicata d'ora in avanti solo a determinati progetti, come nel caso dei settori delle infrastrutture e degli investimenti produttivi.

Non si applicherà invece alle imprese vittime di fallimento involontario. Inoltre, con l'obiettivo di ridurre l'onere amministrativo a carico degli Stati membri, nei progetti "generatori di entrate" (come le autostrade a pedaggio o i progetti che comportano la locazione o la vendita di terreni), gli introiti saranno sotto controllo solo fino alla conclusione del relativo programma.

Grazie alle nuove norme gli Stati che hanno sofferto maggiormente la crisi (quelli cioè che hanno avuto nel 2009 un decremento del Pil di oltre il 10%)  potranno contare su un aumento degli anticipi sul Fondo Sociale Europeo del 4% e sul Fondo Europeo di Coesione del 2%. La misura riguarda Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania e Romania.

«La crisi ha intaccato la fiducia delle imprese, ha aumentato il numero dei disoccupati e sta mettendo sotto pressione le finanze pubbliche», ha detto il commissario Ue per la politica regionale Johannes Hahn. Le nuove misure adottate «dovrebbero aiutare anche a ridurre le lungaggini burocratiche per l'accesso ai fondi». Secondo Hahn, l'accelerazione dell'attuazione dei progetti sui territori delle regioni «darà una mano alle economie nazionali e regionali in questi tempi di crisi».

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