Cerca powered by Google

Lattiero-caseario

Più forza ai produttori di latte europei

Il Parlamento europeo approva un regolamento per sostenere il potere contrattuale degli agricoltori che operano nel settore lattiero caseario. Provvedimento storico per De Castro. Scottà prova ad allungare il tiro.

15 Febbraio 2012

Quella approvata oggi dal Parlamento europeo è una legislazione che secondo il relatore del provvedimento, l'inglese James Nicholson, «aiuterà a rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori del settore lattiero caseario per ottenere il miglior prezzo possibile per il loro latte. Le organizzazioni di produttori dovrebbero aiutare gli agricoltori a organizzarsi meglio e rafforzare la loro posizione nella catena alimentare, specialmente negli Stati in cui il sistema delle cooperative è limitato o inesistente».

Il testo approvato il prima lettura con 574 voti a favore 97 contrari e 18 astensioni è frutto di un accordo informale con i governi nazionali. Il regolamento ora deve essere formalmente ratificato dal Consiglio per entrare in vigore, e sarà valido fino a giugno 2020.

Cosa c'è nel regolamento
Per garantire il rispetto leale della concorrenza il volume di latte crudo oggetto dei negoziati fra le organizzazioni di produttori e quelle dei trasformatori non potrà superare il 3,5% della produzione totale Ue, né il 33% della produzione nazionale o, in alternativa, il 45% in quei paesi in cui la produzione totale è inferiore alle 500mila tonnellate.

I paesi Ue potranno continuare a decidere se imporre contratti obbligatori o facoltativi per le forniture del latte all'interno del territorio nazionale. I contratti obbligatori, se introdotti, dovranno essere stipulati prima della fornitura e indicare il prezzo, le scadenze dei pagamenti e gli accordi sulla raccolta e la fornitura del latte.

Gli Stati membri possono anche introdurre una durata minima di almeno 6 mesi per tali contratti, opzione fortemente sostenuta dai deputati.

Per assicurarsi che anche i produttori di latte delle aree geograficamente svantaggiate beneficino delle nuove regole si chiede alla Commissione di presentare due relazioni in merito, una entro luglio 2014 e l'altra entro la fine del 2018.

E per migliorare il funzionamento del mercato dei formaggi a denominazione di origine protetta (Dop) o indicazione geografica protetta (Igp) e garantirne la qualità, i deputati hanno inserito nel regolamento un sistema di regolazione dell'offerta che i governi nazionali possono attivare, nel caso però che non distorca la concorrenza o colpisca negativamente i piccoli produttori di formaggi.
Qualsiasi proposta di regolazione dell'offerta dei formaggi di qualità deve essere approvata da almeno due terzi dei produttori di latte che forniscono almeno due terzi del latte crudo utilizzato per la produzione di tali formaggi.

De Castro e Scottà soddisfatti
Per il Presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale, Paolo De Castro «da oggi la programmazione produttiva diventa realtà legislativa in tutta Europa. Le novità introdotte, tra cui la possibilità di gestire e programmare i volumi produttivi dei formaggi Dop e di coinvolgere i rappresentanti del commercio nelle organizzazioni interprofessionali al fine di promuovere e consolidare positivi rapporti tra tutte le componenti della filiera, hanno una portata storica che, in una fase di forte e prolungata volatilità dei mercati, assume un significato ancora più strategico».

Positivo anche il commento di Giancarlo Scottà, per il quale la riforma sul pacchetto latte consentirà a un milione di produttori di beneficiare di misure «quali il riconoscimento delle organizzazioni di produttori o la possibilità della stipula di contratti tra chi produce e acquista latte, entrambe fondamentali affinché si crei una sinergia tra le varie componenti della filiera».
Sempre per Scottà «per affrontare le crisi, i rischi e la volatilità dei nostri mercati dovremmo esplorarne altri, al di fuori dell'Ue. Considerando il trend positivo delle esportazioni del settore, in particolare del formaggio, che nel 2010 ha registrato un incremento del 17%, dovremmo adottare misure a favore della competitività delle produzioni europee».
E «non si devono perdere di vista concetti come stabilità, trasparenza e tutela sia per chi produce, sia per chi acquista, da tenere bene in considerazione quando ci troveremo a discutere della promozione dei prodotti agricoli nei paesi terzi».