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Nuova Pac

Politica agricola comune, partono i negoziati

Politica agricola comune, partono i negoziati
Dopo il compromesso raggiunto dal Consiglio possono prendere il via i triloghi che dovranno portare ad avere a giugno la politica agricola per il prossimo settennio. L'analisi di Paolo De Castro.

22 Marzo 2013

«Il compromesso raggiunto dal Consiglio dei ministri agricoli mostra qualche passo in avanti e qualche arretramento, ma è un passaggio fondamentale per la riforma della Pac».

Paolo De Castro commenta così l'esito del Consiglio agricoltura che ha portato i ministri Ue a raggiungere un orientamento generale per consentire al Consiglio di iniziare i triloghi l’11 aprile per terminarli il 20 giugno.

Quella per il prossimo settennio, lo ricordiamo, è la prima politica agricola comune che viene decisa pariteticamente da Parlamento europeo e Consiglio, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Le differenze fra Consiglio e Parlamento
Il presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo spiega che tra gli elementi positivi vanno considerate le disposizioni sull'agricoltore attivo che rinforzano e chiariscono il dispositivo di delega agli Stati membri che era stato introdotto in Parlamento.

Le modifiche sulla redistribuzione interna degli aiuti diretti sembrano in linea con quelle approvate dal Parlamento.

Sul greening trova che la posizione dei ministri Ue sia ispirata a quella del mandato parlamentare nel senso di una maggiore flessibilità, soprattutto per quanto riguarda la modulazione della diversificazione delle colture secondo la dimensione aziendale.

Per le aree a interesse ecologico, invece, non c'è una esclusione totale delle colture permanenti come previsto del Parlamento europeo, anche se permangono parziali esenzioni che vanno tecnicamente valutate.

In confronto alla posizione del Parlamento, evidenzia De Castro, c'è meno flessibilità su alcuni capitoli come quello l'aiuto accoppiato, che resta agganciato ad una lista di prodotti, rischiando in tal modo di penalizzare comparti strategici del  sistema agricolo italiano come il tabacco, e che viene anche ridotto dal 15% fissato da Strasburgo al 7% (estendibile al 12%).

Pare anche contradditoria la decisione sulla volontarietà del regime di sostegno sui giovani agricoltori che il Parlamento ha invece difeso come obbligatorio.

Per il Consiglio anche il capping è facoltativo, mentre per il Parlamento europeo è fissato ai 300.000 euro (cooperative escluse).

Su regole di mercato e norme di commercializzazione accanto a novità ritenute positive, come quella che riprende il dispositivo del Parlamento sull'indicazione di origine nella vendita dei prodotti ortofrutticoli, per De Castro mancano interventi necessari a rivedere il meccanismo di funzionamento dell'intervento pubblico e dell'ammasso privato, così come restano invariate le regole sugli aiuti all'olio d'oliva che il Parlamento aveva indirizzato verso il modello ortofrutticolo.

Si deve anche constatare la mancanza di un accordo sull'estensione della programmazione produttiva a tutti i prodotti Dop.
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