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Agroindustry, Food & Health

Promozione del settore enogastronomico

Proposta la creazione del marchio Prodotto di montagna

Proposta la creazione del marchio Prodotto di montagna
Sarà a tutela dei prodotti caratteristici delle regioni montane che vivono di turismo enogastronomico. Il promotore, l'onorevole Scottà, invoca anche un sondaggio tra i consumatori per capire quali informazioni vorrebbero trovare sulle confezioni dei loro prodotti.

29 Marzo 2010

L'agricoltura necessita di una politica di qualità dei prodotti per far fronte alla globalizzazione e alla grave crisi che ha colpito l'Europa negli ultimi anni.
A parere del membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale (Agri), Giancarlo Scottà, una migliore politica di qualità assicura maggiore competitività e un notevole valore aggiunto all'economia di molte regioni europee la cui unica possibilità di sviluppo è spesso rappresentata dal business dei prodotti agricoli. Sostenendo l'agricoltura di nicchia di queste zone si assisterebbe a una crescita economica e anche un aumento dei posti di lavoro. Inoltre, l'applicazione di una politica di qualità sarebbe necessariamente legata alle rilevanti potenzialità offerte da un'agricoltura sempre più moderna, dinamica e diversificata in relazione alle diverse regioni europee.
Questa politica avrebbe anche un notevole impatto nel settore del turismo enogastronomico il cui driver è la qualità dei prodotti alimentari. A riguardo Scottà ha dichiarato, in un'intervista rilasciata a www.europarl.europa.eu, la sua proposta concernente l'introduzione del marchio europeo Prodotto di montagna per promuovere le specialità locali, attrarre il turismo e permettere il recupero di alcune aree montane in grado di garantire dei buoni risultati economici grazie a prodotti locali.
Nell'intervista rilasciata il deputato ha insistito, inoltre, sulla necessità di un sistema di registrazione dei prodotti primari per far fronte alla confusione che assale i consumatori circa la differenza tra luogo di produzione e origine del prodotto agricolo.
Questa confusione nasce dal fatto che la distribuzione organizzata importa cibo da tutto il mondo e l'etichettatura avviene in base all'ultimo passaggio di trasformazione. Il processo così concepito non favorisce la trasparenza e rende difficilmente rintracciabili le origini di un prodotto.
Infine, Scottà invoca a un sondaggio che la Commissione potrebbe proporre tra i cittadini per capire quali informazioni vorrebbero leggere sulle etichette dei prodotti acquistati.
Ascoltare le opinioni delle persone direttamente interessate può essere un modo interessante per agire nella giusta direzione e creare un sistema di etichettatura che sia davvero utile ai consumatori.

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