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Approvvigionamento
Quattordici materie prime essenziali sono a rischio
17 Giugno 2010
Le materie prime sono elementi fondamentali di prodotti ad alta tecnologia e di beni di consumo vari, quali telefoni cellulari, elementi dei pannelli fotovoltaici a strato sottile, batterie agli ioni di litio, cavi a fibre ottiche, combustibili sintetici.
La disponibilità di questi componenti risulta sempre più problematica e, nella relazione, la Commissione ha individuato, nell'ambito di 41 minerali e metalli analizzati, un gruppo di 14 materie prime di importanza “strategica”, la cui domanda è in aumento soprattutto perché stimolata dalla crescita delle economie dei paesi emergenti.
L'elenco è stato stilato nel quadro dell'iniziativa Ue del 2008 denominata “Materie prime”, in stretta collaborazione con gli Stati Membri e le parti interessate.
I risultati della relazione serviranno a elaborare una comunicazione approfondita sulle strategie idonee ad assicurare l'accesso alle materie prime che la Commissione intende pubblicare il prossimo autunno. Informazioni che Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione Europea e responsabile per l'Industria e l'Imprenditoria, ha definito “preziosissime” per definire un quadro utile ad assicurare un approvvigionamento sostenibile alle aziende del Vecchio Continente, stimolando la maggior efficienza nell'uso delle risorse e del riciclaggio. Tajani è reduce da una riunione tra la Commissione Europea e la Commissione dell'Unione africana, tenutasi ad Addis Abeba l'8 giugno, nel corso della quale si è deciso di avviare una cooperazione bilaterale nel campo delle materie prime.
Pochi i Paesi produttori
Il gruppo di esperti interpellato ritiene che 14 materie prime minerali siano fondamentali per l'Unione Europea: antimonio, berillio, cobalto, spatofluoro, gallio, germanio, grafite, indio, magnesio, niobio, platinoidi, terre rare, tantalio e tungsteno. Dalle previsioni emerge che, entro il 2030, la domanda di una serie di materie prime fondamentali potrebbe più che triplicare rispetto a quella del 2006. Il rischio maggiore è legato al fatto che una quota elevata della produzione mondiale proviene da un numero ristretto di paesi, quali Cina, Russia, Repubblica democratica del Congo e Brasile.
A questo si aggiunge il fatto che molti di questi elementi non sono facilmente sostituibili e la situazione è aggravata ulteriormente dalle strategie “aggressive” di sviluppo industriale di alcune economie emergenti, che fanno leva su strumenti commerciali e fiscali utili ad assicurare loro l'uso esclusivo delle risorse estratte internamente.
Il gruppo raccomanda, quindi, di predisporre una serie di interventi politici utili a migliorare l'accesso delle imprese Ue alle risorse fondamentali, stimolando al contempo la ricerca per la sostituzione di queste materie prime scarse e il loro miglior utilizzo.
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