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Commercio e consumatori

Quel marketing fasullo che non piace all'Europa

Intervento della Commissione europea per un maggior rispetto delle norme contro le pratiche commerciali sleali. C'è una roadmap per combatterle più efficacemente.

15 Marzo 2013

La Commissione europea ha illustrato una serie di interventi da fare contro le pratiche commerciali aggressive nell’Unione europea, come le offerte falsamente gratuite, la pubblicità propagandistica per prodotti che non possono essere venduti o le sollecitazioni all’acquisto dirette ai minori.

Dopo anni dall’entrata in vigore Bruxelles ha esaminato l’applicazione della direttiva 2005/29/Ce sulle pratiche commerciali sleali adottata nel 2005 e ha annunciato l’intenzione di potenziare il rispetto della normativa per accrescere la fiducia dei cittadini che fanno acquisti nel mercato interno europeo.

Grazie alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali i garanti nazionali della tutela dei consumatori hanno potuto tenere a freno una gamma di pratiche commerciali sleali, comprese le informazioni menzognere fornite ai consumatori o l’utilizzo di tecniche aggressive per influenzarne le scelte.

Sostituendo 27 regimi nazionali con un unico insieme di norme, da notare Bruxelles in una nota, la direttiva ha semplificato le regole in materia di pratiche commerciali sleali, rendendo più facile per i consumatori conoscere i loro diritti, a prescindere dal luogo nell’Ue in cui fanno acquisti.

Tuttavia, tanto i consumatori quanto i professionisti hanno ancora difficoltà a sapere come verranno applicate queste norme dalle varie autorità nazionali competenti.

La Commissione pertanto intende svolgere un ruolo più incisivo nel rafforzare la cooperazione tra autorità nazionali responsabili dell’applicazione della normativa, tramite:
• una maggior efficienza della rete di cooperazione per la protezione dei consumatori e la promozione delle indagini a tappeto (sweeps);
• il supporto agli Stati membri nell’applicazione efficace della direttiva per mezzo di orientamenti e scambi di buone pratiche;
• l’elaborazione di indicatori del rispetto delle norme, per identificare le carenze e i punti deboli che richiedono ulteriori interventi di indagine e/o correttivi;
• l’organizzazione di seminari tematici periodici tra autorità nazionali responsabili dell’applicazione e di formazioni per tali autorità e per i magistrati.