Building, Energy & Environment
Ecodom
Raccolti più Raee nel 2010, ma servono più controlli
03 Giugno 2011
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Il consorzio ha recuperato più di 46mila tonnellate nel raggruppamento R1 (frigoriferi, congelatori, condizionatori) e quasi 43mila tonnellate della categoria R2 (lavatrici, lavastoviglie, forni, cappe), eseguendo più di 41mila trasporti dai centri di raccolta agli impianti. È il 36% dei Raee gestiti in totale dai vari sistemi collettivi italiani nel 2010, 245.350 tonnellate.
Dalle 89mila tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, Ecodom ha ricavato una notevole quantità di materiali: oltre 58mila tonnellate di ferro, 7.332 di plastiche, 2.644 d’alluminio e 1.612 di rame. La percentuale di riciclo è quindi pari all’87% (77.451 tonnellate) dei Raee complessivamente trattati. Tale quota sale all’88,4% considerando anche la piccola percentuale di recupero energetico con i termovalorizzatori.
Rilevante anche il risparmio di CO2 grazie al corretto smaltimento e riciclo degli elettrodomestici: secondo il consorzio, le tonnellate di gas serra evitate superano il milione e ottocentomila, rispetto a uno scenario con “nessuna gestione dei Raee” come si legge nella sintesi online del rapporto.
Oltre metà (55%) dei Raee gestiti da Ecodom nel 2010, proviene dalle regioni settentrionali della Penisola; la Lombardia guida la classifica con 13mila tonnellate raccolte, seguita dal Piemonte (9.411) e dal Veneto (8.979). Toscana e Sicilia sono le regioni del Centro e del Sud più attive in questo settore, rispettivamente con 8.131 e 6.800 tonnellate.
Quali sono i traguardi per il 2011? Ecodom intende innanzi tutto mantenere l’indicizzazione dei prezzi: significa che l’importo pagato dal consorzio ai fornitori per il trattamento dei Raee può variare secondo il valore di mercato delle materie prime seconde (quelle ricavate dagli apparecchi raccolti e smaltiti). Quando tale valore scende, Ecodom riconosce un importo più elevato; quando invece sale, Ecodom versa un prezzo inferiore, si legge nel rapporto.
L’obiettivo è assicurare ai fornitori un ricavo totale costante (sommando il prezzo pagato da Ecodom per il trattamento più il ricavo della vendita delle materie prime seconde).
Il consorzio, inoltre, intende controllare con maggiore attenzione, anche con ispezioni a sorpresa, gli impianti di trattamento, avendo notato delle incongruenze tra i dati dei fornitori e le verifiche compiute da Ecodom, in particolare sul recupero di gas tossici come il Cfc nella schiuma isolante.
Intanto, il mondo delle imprese che producono elettrodomestici e apparecchi elettronici, rappresentato da Confindustria Anie e Confindustria Ceced, è intervenuto sul tema dei Raee in vista della prossima revisione della direttiva comunitaria 2002/96. Ricevute dalla commissione Ambiente del Senato per un’audizione, le due associazioni hanno segnalato che la revisione, proposta dalla Commissione Ue, poi emendata dal Parlamento e dal Consiglio europeo, “non contiene disposizioni efficaci per risolvere i problemi”, perché “per garantire un efficace ed equo funzionamento della gestione del flusso Raee, è indispensabile che tutti gli attori che possono gestire i Raee siano soggetti a tutti gli obblighi della direttiva”.
Così le associazioni chiedono al ministero dell’Ambiente di garantire “un incisivo apporto della delegazione italiana presso le istituzioni europee” e di avviare “un tavolo di lavoro permanente con tutti gli attori del sistema Raee, come la distribuzione, i comuni, gli operatori, per un confronto continuo sulla revisione della direttiva”.
Quello che fa preoccupare le nostre imprese, è l’estensione della responsabilità finanziaria dei produttori nella gestione Raee, iniziando dalla raccolta presso le abitazioni. “I produttori non avrebbero di fatto alcun potere di attuazione o controllo sulla condotta del singolo cittadino”, ha commentato il presidente di Confindustria Anie, Guidalberto Guidi, “e pare evidente che ne risulterebbero più svantaggi che vantaggi ambientali, visto che avremmo diversi soggetti deputati alla raccolta”.
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