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Ecologia

Rifiuti: accento sul compost in vista di Europa 2020

Rifiuti: accento sul compost in vista di Europa 2020
No della Commissione europea a una nuova direttiva sui rifiuti. Meglio modificare alcuni articoli e dare impulso al riciclo del biodegradabile per energie, compost e digestato anaerobico.
Nonostante le pressioni di Paesi come Belgio e Ungheria e della presidenza spagnola all'Unione Europea che chiedevano da tempo una direttiva specifica sul compostaggio e il recupero dei rifiuti organici biodegradabili per dare un segnale politico forte, la Commissione Ue si era espressa già dal mese di marzo 2010 a favore di emendamenti agli articoli 11 (Raccolta differenziata) e 22 (differenziamento rifiuti organici biodegradabili e loro trattamento) più che alla ratifica di una vera e propria nuova direttiva.

Una nuova direttiva non è necessaria
Gli emendamenti vengono visti come una soluzione più semplice i cui risultati non sarebbero sostanzialmente diversi rispetto al riscrivere una nuova direttiva, processo peraltro complicato che richiederebbe molto tempo.

Secondo la Commissione Ue miglioramenti significativi potrebbero già derivare dalla completa applicazione delle regolamentazioni attualmente in vigore, dall'applicazione della gerarchia sui rifiuti e dall'introduzione di standard qualitativi per il compost.

La Commissione sottolinea come non ci siano carenze legislative che impediscano ai singoli stati di mettere in atto misure più restrittive sui rifiuti organici biodegradabili; ciò è testimoniato, tra l'altro, anche da quanto sta già verificandosi nei paesi più virtuosi e avanzati in questo settore come l'Austria, dove la frazione di rifiuti riciclati e compostati è salita negli ultimi anni al 69%.

La produzione attuale di rifiuti organici biodegradabili
L'Ue produce ogni anno 88 tonnellate di rifiuti organici biodegradabili (di origine alimentare e provenienti da parchi e giardini) che rappresentano tra il 30 e il 45% dei rifiuti solidi urbani. Più o meno 150 Kg per abitante per anno di rifiuti ai quali non si può applicare il primo grado della gerarchia sui rifiuti (prevenzione) ma che hanno un grande impatto negativo sull'ambiente.

Il rifiuto organico biodegradabile, infatti, se stoccato in discarica, nel processo di degradazione naturale produce sostanze inquinanti sia per il suolo che per le falde acquifere e sprigiona grandi quantità di metano, gas a effetto serra 25 volte più pericoloso della CO2.

I benefici di politiche nazionali più spinte
Se le politiche nazionali spingessero il più possibile verso il riutilizzo del rifiuto organico biodegradabile, già grazie a questo si riuscirebbe a raggiungere un terzo degli obiettivi di Europa 2020 per l'impiego di energie rinnovabili nei trasporti con il ricorso a biogas e biocarburanti, vale a dire il 2% dell'obiettivo complessivo sulle energie rinnovabili.

L'utilizzo di compost e digestato da digestione anaerobica in agricoltura con riduzione dell'impiego di fertilizzanti minerali non rinnovabili, oltre a razionalizzare lo sfruttamento di risorse aiuterebbe a ripristinare i terreni impoveriti e farebbe bene all'agricoltura. Si potrebbero, inoltre, evitare emissioni di metano pari a 10 tonnellate equivalenti di CO2.

Di questo enorme potenziale, solo il 30% in tutta l'Ue viene sfruttato e si tratta, oltretutto, di una percentuale molto differenziata tra i 27 paesi dell'Unione.

La direttiva in vigore dà obiettivi ma lascia libertà di scelta
La Direttiva sulle Discariche attualmente in vigore richiede una riduzione della quantità di rifiuti organici biodegradabili del 65% nel 2016 rispetto ai livelli del 1995, ma non fornisce indicazioni sulle modalità con cui raggiungere tale obiettivo. Questo ha lasciato liberi la maggior parte dei paesi di scegliere la via della discarica e dell'incenerimento che, per gli enormi costi delle infrastrutture, tiene vincolati al ritorno economico dell'investimento e impedisce la riconversione alle opzioni di riutilizzo o compostaggio prima di 40 o 50 anni.

Nella sua recente comunicazione la Commissione continua a lasciare liberi gli Stati membri di scegliere le opzioni più adatte alla situazione locale per raggiungere i traguardi fissati. Da però enfasi alla gerarchizzazione dei rifiuti ed indica compostaggio e digestione anaerobica come le vie di miglior successo per i rifiuti organici ai quali non si può applicare il criterio della prevenzione.

Indispensabile raccogliere rifiuti “di qualità”
Ma perché queste tecniche possano portare al recupero di sostanze effettivamente utili trasformabili in prodotti commercializzabili o in energie rinnovabili, è importante la qualità del materiale conferito e introdotto nei processi; da qui l'indispensabilità di una raccolta differenziata ben fatta, sul modello di quanto avviene già in paesi come Austria, Germania, Lussemburgo, Svezia, Belgio, Paesi Bassi e Catalogna. L'Italia sembra essere virtuosa "a macchie": soltanto in alcune regioni italiane le policy applicate ai rifiuti sono all'avanguardia.

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