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Schengen, cos'è e come funziona

Un'analisi degli accordi sulla libera circolazione e su alcune conseguenze.

Schengen è il nome di una città sita nello stato del Lussemburgo. In quella sede, nel 1985, un ristretto numero di stati europei (Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi), decise di creare un territorio privo di frontiere, aprendo la strada a un nuovo livello di integrazione europea: tale territorio venne denominato “spazio Schengen”.

È stato il progetto di istituire il mercato interno come spazio privo di frontiere, in cui fosse garantita la libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone, e quindi finalità prettamente economiche, a far sorgere l'esigenza di una politica comunitaria di immigrazione (visti, asilo), non il contrario.

Se non si fossero previamente concertate politiche comuni in materia di immigrazione, gli Stati che avessero abbracciato una politica più favorevole o caratterizzata da controlli meno rigidi, avrebbero compromesso la tenuta dell'intero sistema e offerto una via d'ingresso al territorio del mercato comune (corrispondente al territorio degli Stati ad esso appartenenti), in “elusione” della legislazione più restrittiva eventualmente prevista da altri Stati.

Semplificando: se gli Stati A, B e C fanno parte di uno stesso insieme, e fra i loro territori non ci sono frontiere interne, ma solo una grande e comune frontiera esterna verso altri paesi; se A e B fanno entrare solo alcune persone, mentre C fa entrare tutti, allora è ovvio che tutti potranno entrare nel territorio comune di A, B e C, semplicemente facendo il loro ingresso da C, aggirando i limiti posti da A e B”.

L'Europa “senza frontiere” che conosciamo oggi, pertanto, non venne creata in un'unica soluzione: prese le mosse dai primi, ristretti e limitati accordi del 1985, per poi evolversi ed estendersi a un numero sempre maggiore di Stati membri (ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non a tutti), e anche a taluni Stati terzi.

Questo per via dell'impossibilità di trovare, all'epoca e in parte ancora oggi, una posizione comune fra tutti gli stati interessati, in relazione ai criteri cui conformare l'abolizione delle frontiere. In particolare:

  • Per alcuni stati l'abbattimento delle frontiere, e quindi il concetto di “libera circolazione”, si sarebbe dovuto riferire solo ai cittadini europei: le frontiere sarebbero dovute rimanere ma soggetti al controllo sarebbero stati solo i cittadini di stati terzi.
  • Altri, invece, sostenevano la loro totale abolizione, e una libera circolazione estesa a tutti.
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