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Pesca

Settore ittico: al lavoro per la tutela dei nostri mari

Settore ittico: al lavoro per la tutela dei nostri mari
La nuova politica della pesca si baserà su sistemi di gestione idonei a tutelare le caratteristiche specifiche dei mari europei. Verso nuovi schemi per i totali ammissibili di catture e quote. Più tutela per l'industria conserviera. Serve assicurare la tracciabilità.

25 Febbraio 2010

La relazione della deputata Maria do Céu Patrão Neves sul libro verde della Commissione relativo alla riforma della Politica comune della pesca (Pcp) è stata approvata con 456 voti favorevoli, 50 contrari e 65 astensioni.
Con questa proposta i deputati chiedono una riforma radicale della politica della pesca per evitare il rischio di ritrovarsi senza risorse ittiche e senza industria.

Tale settore ha un'importanza fondamentale nel sistema socio economico delle comunità costiere in termini di sviluppo locale, occupazione e creazione di attività economiche su tutta la filiera.
In particolare, si vuole salvaguardare la sopravvivenza non solo delle risorse, ma anche dei pescatori.

Affinchè questi obiettivi siano raggiunti occorre un sistema di gestione non più verticale ma orizzontale, basato sul principio della regionalizzazione e della sussidiarietà, trattando in modo differenziato la pesca di altura e quella a carattere più artigianale. Il Parlamento sollecita la Commissione a lavorare in vista di un modello distinto, chiaramente definito, liberale, de-burocratizzato e semplificato per la gestione della pesca artigianale e costiera.
Si procederà anche all'istituzione di programmi specifici per il sostegno della piccola pesca costiera e artigianale e della pesca di molluschi, per ottenere maggiore accesso ai mercati e aumentare il valore dei prodotti, per sostenere il rinnovo e l'ammodernamento dei pescherecci.

Inoltre, i deputati esortano la Commissione prendere in considerazione la possibilità di adottare nuovi metodi di gestione della pesca complementari al sistema di Tac (Totale ammissibile di catture) e quote, per favorire la politica di non rigetto in mare con un adattamento più flessibile della flotta allo stato effettivo delle risorse nella loro diversità e distribuzione. Questi modelli permetterebbero, inoltre, una semplificazione delle procedure amministrative e di controllo. Occorrerebbe creare anche un Fondo per il disarmo come soluzione a breve termine al problema dell'eccesso di capacità.

Vanno tenute in considerazione anche le necessità dell'industria conserviera, che, stanti i periodi di riposo biologico, a tutela degli stock ittici, non sempre dispone di fonti alternative di approvvigionamento delle specie interessate dalle misure sopra citate.

In materia di politica commerciale, il Parlamento sottolinea anche la necessità di assicurare la tracciabilità dei prodotti importati e la loro conformità ai medesimi requisiti sanitari, ambientali e sociali dell'Unione europea.
Inoltre, chiede di impedire che nuove concessioni a livello di protezione esterna non vanifichino o compromettano gli sforzi per garantire sbocchi alla produzione comunitaria a prezzi sufficientemente remunerativi. I nuovi accordi di pesca con Paesi terzi dovrebbero quindi essere oggetto di valutazione.
Occorre poi adoperarsi per evitare di aggravare la dipendenza dalle importazioni da Paesi terzi e garantire la promozione esterna. Inoltre, in quanto primo importatore mondiale, l'Unione europea dovrebbe anche dare priorità alla lotta contro la pesca illegale.

Il Parlamento ritiene infine necessario creare raggruppamenti interprofessionali nel settore della pesca, ridurre il numero di intermediari nella filiera tra produttore e consumatore e incentivare e sostenere tutte le attività di vendita diretta o di commercializzazione da parte del produttore idonee ad accorciare la filiera.

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